
La moderna endodonzia affronta la complessità dell’anatomia dei molari superiori, in particolare la presenza del secondo canale mesiobuccale MB2 nel primo molare mascellare. L’ampia variabilità della radicolatura e delle configurazioni canalari impone una strategia diagnostico-terapeutica accurata, supportata da ingrandimenti ottici, imaging avanzato e una conoscenza aggiornata delle correlazioni tra morfologia della camera pulpare e presenza di MB2.
La presenza del MB2 è descritta fin dall’epoca dell’analisi classica delle configurazioni canalari, ma solo con l’introduzione del microscopio operatiorio e della tomografia computerizzata cone-beam (CBCT) la sua rilevazione diventa affidabile in vivo. Studi citati evidenziano che l’incidenza del MB2 nei molari superiori è molto variabile a seconda della popolazione, della tecnica di indagine e del tipo di fusione radicolare, con percentuali che vanno dal 19,7% al 51,1% negli studi in vivo e fino a oltre il 70% in contesti ottici migliati o micro-CT in campioni selezionati.
La localizzazione dell’orificio MB2 è descritta come situata lungo la linea di congiunzione tra palatino e mesiovestibolare (MB1), con spostamento tipico verso il mesiale; la presenza di un “ponte” di dentina può ostacolare l’individuazione dell’ingresso canalare. La frequenza di MB2 è particolarmente alta nei primi molari mascellari e tende a variare con la fusione tra radici mesiobuccale (MB), distobuccale (DB) e palatale (P).
La configurazione più comune riguarda un sistema tripode: una radice palatale più lunga e due radici buccali approssimativamente parallele. Tuttavia, il primo molare superiore può presentare una notevole variabilità, con casi di radici fuse o multiradicolate, che influiscono direttamente sull’apertura e sulla percorribilità dei canali. Studi di Cleghorn e colleghi hanno mostrato frequenze variabili di MB2 a seconda della popolazione, con dati provenienti da popolazioni cinesi Han, giordane e altre etnie.
Un altro aspetto cruciale è la dimensione e la direzione del canale MB2: spesso è di piccole dimensioni, può rimanere nascosto da dentina o presentarsi dopo una congiunzione di MB1 e MB2, e tende a confluire o restare indipendente rispetto a MB1. In presenza di radici fuse, la gestione endodontica richiede una particolare attenzione all’orientamento degli orifizi canalari e all’efficacia della debridement.
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La CBCT offre una visione tridimensionale cruciale per individuare MB2, soprattutto in denti con radici fuse. Uno studio pubblicato sul Journal of Endodontics ha confrontato due gruppi di radici: quelli con MB2 visibile all’esame macroscopico e quelli senza MB2, ma in cui la CBCT ha rivelato l’esistenza del MB2 nel 20% dei casi. L’accuratezza globale della CBCT in tales valutazioni si attesta su sensibilità elevata e specificità massima, con Cohen’s kappa indicante un’elevata affidabilità tra osservatori.
Stropko e altri autori hanno evidenziato come l’uso di ingrandimento ottico o microscopio operatore possa aumentare l’individuazione di MB2, oltre all’integrazione di tecniche radiografiche endorali durante la procedura. La combinazione di CBCT pre-operatoria, ingrandimenti e una corretta interpretazione della morfologia della camera pulpare aumenta significativamente le possibilità di trattare senza fallimenti legati all’MB2 non rilevato.
Analisi micro-CT su 150 secondi molari mascellari con radici fuse ha mostrato che MB2 è presente in circa 47,3% degli elementi, con la frequenza più alta nei tipi di fusione 3, 2 e 4. Non è stata riscontrata una differenza statistica significativa nelle distanze interorificali tra i tipi di fusione. Tuttavia, distanze tra MB-P e MB-DB e gli angoli formati dall’intersezione delle linee che collegano i centri degli orifici hanno mostrato differenze statisticamente significative tra campioni MB2 e non MB2, offrendo potenziali indicatori diagnostici per predire la presenza di MB2.
Un modello di regressione logistica ha rivelato che la distanza MB-P e la distanza MB-DB sono predittori significativi per MB2, con distanze MB-P aventi maggiore capacità diagnostica secondo l’analisi ROC. Alcuni cut-off hanno mostrato sensibilità e specificità utili in contesti clinici per decidere quando intervenire con ulteriori indagini o tecniche operative per MB2.
Nei molari superiori con radici fuse, l’abilità di individuare e trattare MB2 è cruciale per evitare fallimenti endodontici. L’approccio ottico-potente, l’impiego di CBCT per la mappatura delle vie canalari e l’attenta valutazione morfologica del pavimento della camera pulpare diventano elementi determinanti. Elevata prontezza diagnostica e una strategia di accesso mirata facilitano l’apertura del MB2, riducendo le possibilità di residui di tessuto pulpare o di infiammazioni post-endodontiche.
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Studi micro-CT su secondi molari mascellari con radici fuse hanno fornito dati fondamentali sull’MB2, accompagnati da ricerche cliniche che hanno verificato l’utilità di imaging avanzato e ingrandimento. Le differenze tra popolazioni e approcci metodologici spiegano la variabilità nelle percentuali di MB2, ma l’esistenza di MB2 in una frazione significativa dei casi rende indispensabile una valutazione dettagliata prima e durante l’endodonzia del primo molare superiore.
La letteratura recente indica come la CBCT possa offrire una robusta utilità diagnostica, con una sensibilità elevata per MB2 e un tasso di affidabilità tra osservatori molto alto, confermando che l’approccio integrato tra imaging, tecnica di accesso e ingrandimento è essenziale per trattare efficacemente i molari superiori.
In sintesi, la gestione endodontica del primo molare superiore non può prescindere dalla considerazione del MB2, soprattutto nei casi di radici fuse. Una combinazione di imaging avanzato, valutazione morfologica del pavimento della camera pulpare e una tecnica operativa supportata dall’ingrandimento offrono la migliore probabilità di successo terapeutico.
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