
I denti devitalizzati sono spesso al centro di dibattiti sulla loro sicurezza per la salute generale. La devitalizzazione, conosciuta anche come terapia canalare o trattamento endodontico, è una procedura odontoiatrica che permette di salvare un dente gravemente compromesso da una carie profonda, da un trauma o da un’infezione.
Questa tecnica consente di mantenere il dente nella sua sede, evitando l’estrazione e preservando sia la funzione masticatoria sia l’estetica del sorriso. Quando la polpa si ammala a causa di batteri provenienti da carie profonde, traumi meccanici, fratture dentali o perdita di integrità delle otturazioni preesistenti, si innesca un processo infiammatorio che evolve frequentemente in necrosi pulpare e infezione del sistema canalare. In queste condizioni, il dolore può diventare insopportabile e l’unica alternativa terapeutica conservativa è rappresentata proprio dalla devitalizzazione.
La pulpite è il processo infiammatorio della polpa e rappresenta la condizione clinica più frequente che precede la devitalizzazione. Si distinguono due forme principali: la pulpite reversibile e la pulpite irreversibile.
La pulpite reversibile è uno stadio in cui la polpa mantiene la capacità di guarire se viene rimossa la causa dell’irritazione. La pulpite irreversibile è invece uno stadio avanzato con dolore spontaneo intenso, tipicamente descritto come pulsante o lancinante, che può irradiarsi e non rispondere completamente agli analgesici comuni. Se la pulpite irreversibile non viene trattata, evolve verso la necrosi pulpare, in cui i batteri proliferano all’interno dei canali radicolari causando ascessi, granulomi o cisti.
Le fasi della devitalizzazione sono: apertura, pulizia dei canali, sigillatura e ricostruzione. Per devitalizzare un dente è necessario procedere seguendo diverse fasi.
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La determinazione precisa della lunghezza di lavoro è fondamentale per il successo. Utilizziamo dei localizzatori apicali che determinano con estrema precisione la posizione dell’apice anatomico, riducendo significativamente la necessità di radiografie intraoperatorie.
Gli anestetici moderni (articaina, mepivacaina) hanno potenza elevata, rapido inizio d’azione e durata adeguata a completare anche trattamenti complessi. Una volta ottenuta l’anestesia, il dente viene isolato dal resto del cavo orale mediante la diga di gomma, presidio assolutamente fondamentale per il successo del trattamento e per la sicurezza del paziente. Utilizzando strumenti manuali o rotanti in lega di nichel-titanio azionati da micromotori endodontici, si rimuove tutto il tessuto pulpare dalle pareti canalari e si eseguono ripetuti lavaggi con soluzioni irriganti, principalmente ipoclorito di sodio, che esercita un potente effetto antimicrobico.
Un appuntamento tipico per una devitalizzazione durerà da 30 a 60 minuti. La durata dipende dal tipo di dente, dalla gravità del danno e dal numero di canali radicolari. Grazie ai progressi delle tecniche anestesiologiche e dell’attrezzatura, oggi il trattamento endodontico è completamente indolore per la maggior parte dei pazienti.
Oggi, nella maggior parte dei pazienti, la devitalizzazione presenta un’elevatissima percentuale di riuscita ed il rischio di complicanze è estremamente basso. Sebbene la devitalizzazione abbia un elevato tasso di successo, esistono alcuni rischi:
Per ridurre i rischi è essenziale sottoporsi alla procedura da un dentista esperto e qualificato, seguire le istruzioni post-operatorie e effettuare visite di controllo regolari.
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Se la devitalizzazione non va a buon fine, nel raro caso si può ricorrere a ritrattamento endodontico o a tecniche chirurgiche come l’apicectomia per salvare l’elemento dentale. Il ritrattamento si rende necessario quando i canali del dente non sono stati ripuliti completamente e permane materiale necrotico e batteri; per ottenere una guarigione stabile occorrerà ripulire, sagomare e detergere l’interno del canale radicolare e successivamente richiuderlo. La guarigione radiografica può richiedere 6 mesi, 1 anno o più.
Alcuni medici, come Weston Price, Hal Huggins, Boyd Haley e Joseph Mercola, sostengono che i denti devitalizzati possano contribuire allo sviluppo di malattie croniche, tra cui tumori, malattie cardiache e neurologiche. L’idea alla base di queste teorie è che un dente devitalizzato, essendo privo di afflusso sanguigno e linfatico, possa diventare un focolaio di infezioni batteriche “silenti”.
Weston Price ha sviluppato le sue teorie nei primi del ’900, quando l’endodonzia era agli albori e le tecniche di sterilizzazione erano rudimentali. Tuttavia, queste teorie non trovano conferme nella letteratura scientifica. Inoltre, il National Institute of Dental and Craniofacial Research (NIDCR) ha confermato che non ci sono evidenze che colleghino la devitalizzazione a problemi di salute gravi. Il modo migliore per confutare queste false notizie odontoiatriche è spiegare come funziona la devitalizzazione moderna e basata su principi biologici e tecnici consolidati.
Non esistono controindicazioni specifiche per devitalizzare un dente, tuttavia vi sono patologie croniche o acute in cui, per problematiche relative all'uso di alcuni farmaci, bisogna fare un'attenta valutazione prima di procedere. Se hai problemi cardiaci o renali è bene che li segnali al dentista, che adatterà la terapia al tuo caso specifico. Lo stesso vale se sei allergico all’anestetico o ad altre sostanze usate in odontoiatria.
In gravidanza: la quantità di raggi delle radiografie è minima e innocua, ma durante la gravidanza è controindicato sottoporsi a radiografie non necessarie; in condizioni come la gravidanza alle prime settimane, si può operare una terapia endodontica volta ad eliminare la polpa camerale con tecniche conservative e completare la terapia al termine della gravidanza. Il periodo più indicato è il secondo trimestre.
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Devitalizzare un dente da latte: i denti da latte guidano la crescita dei denti permanenti e la perdita prematura può causare malocclusioni; pertanto è necessario valutare caso per caso.
Dopo la devitalizzazione, si sigillerà il dente con un’otturazione temporanea che poi verrà rimossa per effettuare una ricostruzione definitiva. Se il dente risultasse gravemente compromesso sarà necessario applicare una capsula, in modo da ripristinare la piena funzionalità e ridurre il rischio di fratture. A seguito del trattamento, si può verificare una certa sensibilità, infiammazione o fastidio, in genere limitati ai primi giorni e controllabili con analgesici.
La prevenzione è il miglior modo per evitare la necessità di un trattamento canalare: seguire una corretta igiene orale quotidiana, effettuare controlli dentistici regolari e intervenire prontamente alla comparsa di carie o problemi dentali minori.
In definitiva, la terapia canalare è un trattamento consolidato e sicuro. Se eseguita correttamente da un professionista esperto non comporta rischi per la salute generale e rappresenta la soluzione preferibile per conservare un dente naturale rispetto all’estrazione e alla sostituzione con un impianto.
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