
Il fenotipo gengivale è un parametro fondamentale nella valutazione del rischio parodontale. Il fenotipo gengivale si riferisce alla morfologia, allo spessore e alla posizione delle gengive rispetto ai denti. Il fenotipo gengivale può fungere da indicatore precoce di potenziali problemi dentali. I fenotipi gengivali sono sostanzialmente distinti in due categorie principali: fenotipo spesso e fenotipo sottile. Il tessuto gengivale è oltre i 2 mm, l’aspetto è piatto e robusto ed ha un maggiore tessuto cheratinizzato. Chi ha questo tipo di fenotipo ha una certa predisposizione alle recessioni gengivali, una risposta meno favorevole ai trattamenti chirurgici parodontali e può incontrare un maggiore rischio di danni ai tessuti durante i trattamenti odontoiatrici.
Il fenotipo gengivale esplica un’influenza su come le gengive rispondono a traumi, infiammazioni e interventi chirurgici. Nel contesto delle malattie parodontali, come la parodontite, una condizione infiammatoria che colpisce le gengive e le strutture di supporto dei denti, la misurazione dello spessore gengivale è essenziale per identificare il fenotipo di un paziente. In stati infiammatori, il fenotipo gengivale spesso e piatto tende a mantenere un margine gengivale più stabile, mentre nel fenotipo sottile la recessione gengivale è più comune, aggravando le malattie parodontali. All’interno del cavo orale possono coesistere aree con fenotipi gengivali diversi: alcune zone possono presentare fenotipo sottile, altre spesso.
Le abitudini di igiene orale e lo stile di vita influenzano il fenotipo gengivale. Fumare, ad esempio, può contribuire all’assottigliamento gengivale e alla recessione. Le condizioni di salute sistemiche possono avere un impatto sul fenotipo gengivale. Conoscere il fenotipo gengivale aiuta a prevedere possibili complicazioni durante e dopo i trattamenti. In un precedente articolo, il biotipo gengivale è stato inquadrato come uno dei principali fattori anatomici da considerare in parodontologia. Questa tematica, affrontata principalmente per quanto riguarda le recessioni gengivali, è ugualmente applicabile nel substrato implantare e, in generale, alle condizioni cliniche che prevedono recessione e perdita di attacco parodontale. Naturalmente, la presenza di un biotipo gengivale sfavorevole non costituisce una condizione necessaria e sufficiente all'insorgenza di tali condizioni.
Molti Autori sottolineano come la predisposizione si esprima principalmente negli stati infiammatori. Ogni paziente ha il proprio biotipo gengivale. Il termine “biotipo parodontale” fu introdotto nel 1989 da Seibert e Lindhe, anche se l’argomento era già stato trattato in precedenza. Alcuni Autori, tra cui Müller ed Eger, hanno proposto la definizione di “fenotipo parodontale” pur accettando il termine originario. Nella pratica clinica si può affermare che ogni paziente possieda un proprio biotipo gengivale, e la divisione in due grandi categorie (sottile e spesso) resta una convenzione utile per diagnosi e prognosi, sebbene non sia esaustiva. Becker amplia la classificazione introducendo altri gradi di festonatura; secondo SICOI lo spessore definisce tipi gengivali: spesso (> 2 mm), moderato (1-2 mm) e sottile (< 1 mm).
La metodica più comune per determinare il biotipo è indiretta: si utilizza la sonda parodontale transitamente, ad es. con il metodo TRAN (trasparenza della sonda). Esistono metodiche invasive per misurare direttamente lo spessore gengivale con una sonda sottile o strumenti graduati. Metodiche non invasive recenti includono l’utilizzo di strumenti ultrasonici. Dal 2016, l’American Academy of Periodontology adotta il modello del best evidence consensus per valutare temi clinici legati a parodontologia e perimplantologia, ponendo domande di interesse clinico e analizzandole tramite revisione sistematica della letteratura.
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Recentemente è stato introdotto il concetto di fenotipo parodontale, definito come la combinazione del fenotipo gengivale (spessore e ampiezza della gengiva) con la morfologia ossea (spessore della corticale) e la forma della cresta alveolare. Tale definizione amplia il concetto tradizionale di biotipo, includendo lo spessore e la geometria ossea che influenzano la risposta ai trattamenti.
La revisione sistematica HRN ha classificato i fenotipi gengivali in tre categorie: biotipo sottile e festonato; biotipo spesso e piatto; biotipo spesso e festonato. In media, il biotipo spesso è più comune rispetto al sottile. Il fenotipo sottile è associato a una maggiore predisposizione a recessioni gengivali e a risposte meno favorevoli agli interventi chirurgici. La nuova classificazione sottolinea l’importanza del fenotipo parodontale per decidere approcci estetici e funzionali, soprattutto nelle aree ad alta valenza estetica.
Il potenziale osteogenetico dei movimenti ortodontici dei denti si esprime nello sviluppo di zone di pressione e tensione nel parodonto, con riassorbimento e neo-apposizione di osso. Una recente review ha riportato che i risultati delle terapie ortodontiche hanno minimi effetti negativi sul parodonto sano; invece, in siti con parodonto infiammato, l’estrusione ortodontica può causare ulteriore perdita di attacco connettivale. La gestione ortodontica richiede che l’infiammazione parodontale sia controllata prima dell’inizio del trattamento, e che eventuali discrepanze tra cresta e osso vengano bilanciate senza utilizzare le corone come guide.
Nella gestione dei difetti infraossei e nelle recessioni gengivali, l’approccio ortodontico spesso va in combinazione con trattamenti parodontali e, talvolta, rigenerativi. Diversi case report e serie di casi hanno mostrato come l’estrusione guidata combinata a tecniche rigenerative possa favorire la rigenerazione della membrana periodontale e la correzione di difetti ossei, talvolta evitando estrazioni dentarie. È fondamentale che i difetti infraossei siano trattati prima di eventuali trattamenti ortodontici, poiché la stabilizzazione dei tessuti è essenziale per buoni esiti estetici e funzionali.
La recessione gengivale può essere ridotta efficacemente con controllo della placca e, in alcuni casi, con chirurgie parodontali mirate. Studi hanno riportato miglioramenti significativi della profondità del solco e della recessione gengivale al follow-up. Prima di iniziare l’ortodonzia, è raccomandato valutare lo spessore gengivale e l’ampiezza della gengiva cheratinizzata, così da pianificare eventuali procedure di aumento dello spessore prima del trattamento o procedere con corone e riassetto delle creste.
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Il fenotipo parodontale influenza anche i risultati a lungo termine di riabilitazioni implantari. Un sito con fenotipo sottile e osso vestibolare sottile può provocare visibilità del colore della struttura implantare e riassorbimento della cresta; pertanto, la valutazione preimplantare mediante imaging (CBCT) è cruciale per definire piani protesi e chirurgia guidata.
La letteratura recente evidenzia che il fenotipo parodontale è una chiave diagnostica e prognostica per le scelte cliniche in parodontologia e restaurativa, guidando decisioni su interventi chirurgici, rigenerazione e gestione implantare. Una review sistematica PRISMA ha enfatizzato l'importanza del fenotipo gengivale e della morfologia ossea come outcome chiave per esiti terapeutici.
Il fenotipo parodontale è la combinazione di fenotipo gengivale e morfologia ossea, che determina la salute e la stabilità dei tessuti parodontali. Il fenotipo sottile è associato a maggiore suscettibilità alle recessioni gengivali e a risultati meno prevedibili di interventi chirurgici; il fenotipo spesso presenta gengiva più robusta e una maggiore protezione ossea. Quando si pianificano trattamenti ortodontici, parodontali o implantari, è essenziale considerare lo spessore gengivale, la quantità di gengiva cheratinizzata e lo spessore della corticale vestibolare, nonché le condizioni del tessuto osseo al di sotto della gengiva.
La classificazione moderna distingue tre fenotipi gengivali basati su spessore e festonatura, con implicazioni pratiche per l’estetica e la stabilità a lungo termine. Le strategie terapeutiche includono controllo della placca, trattamenti parodontali non chirurgici o chirurgici, rigenerazione guidata dei tessuti e, in alcuni casi, interventi ortodontici mirati per riallineare creste e margini gengivali senza compromettere la salute parodontale.
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