
È un passaggio fondamentale nel flusso di lavoro per la realizzazione di restauri parziali indiretti posteriori poiché rappresenta la base di un restauro di successo. Riempire i sottosquadri con un composito fluido e fotopolimerizzare è una tappa cruciale, così come la sigillatura immediata della dentina e il rialzo dei margini profondi per facilitare isolamento, impronte e adesione.
La sigillatura immediata della dentina è il procedimento con cui si infiltra l’adesivo nella dentina appena tagliata immediatamente dopo aver preparato il dente per un restauro indiretto. Il rialzo dei margini profondi consiste nel riposizionare un margine sottogengivale della preparazione portandolo a un livello leggermente sovragengivale.
Esistono alcune linee guida relative alle dimensioni della preparazione per onlay e overlay: pareti assiali con angolo di divergenza di 15 gradi, angoli interni arrotondati, gradino prossimale ≥ 1 mm e istmo occlusale ≥ 2 mm, con spazio minimo tra bordo del gradino prossimale e dente adiacente ≥ 0,5 mm. È necessario rispettare i requisiti dimensionali del materiale da restauro: LiSi Block e CERASMART270 sono progettati per ridurre lo spessore, con spessori minimi consigliati a 1 mm (Initial LiSi Block) o 1,5 mm a livello occlusale/equatore e 1 mm al gradino prossimale per CERASMART270.
Quando il margine prossimale è sottogengivale, possono emergere difficoltà nell’impronta, nel posizionamento della diga e nella visibilità. Se possibile, si consiglia di rialzare i margini profondi per migliorare l’isolamento e la sigillatura.
La sigillatura immediata della dentina è una tecnica odontoiatrica con la quale si applica un adesivo sulla superficie della dentina appena tagliata immediatamente dopo la preparazione del dente. Quando si esegue la procedura di rialzo dei margini profondi, è importante usare una matrice che si adatti bene alla superficie del dente e che sia in grado di creare un sigillo adeguato intorno al margine della preparazione. I sistemi di matrici maggiormente utilizzati per il rialzo dei margini profondi sono i sistemi di matrici sezionali o circonferenziali.
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Nei casi di isolamento difficile, si raccomanda sempre di posizionare la diga di gomma, isolare l’intero quadrante di lavoro o almeno due denti adiacenti, e utilizzare filo interdentale e nastro di teflon per migliorare l’isolamento. Le dimensioni del foro creato nella diga devono essere corrette e si deve scegliere lo strumento adeguato per la perforazione. Se il margine del difetto è talmente sottogengivale da rendere impossibile l’isolamento adeguato, può essere sconsigliato rialzare i margini profondi per non compromettere l’adesione del composito.
Sia LiSi Block sia CERASMART270 riducono lo spessore del restauro, con spessori minimi consigliati variabili in base al materiale. In generale, la riduzione a livello occlusale mira a garantire resistenza al carico masticatorio, mantenendo l’integrità strutturale del dente e l’estetica del restauro.
L’uso di un cemento duale (attivazione chimica e luminosa) può ridurre la contrazione da polimerizzazione e, di conseguenza, il gap marginale. Di conseguenza, posizionare un manufatto pre-polimerizzato ed utilizzare un cemento duale riduce in modo sostanziale le forze di stress che interessano la polimerizzazione. Per cementazioni adesive robuste, si usano spesso cementi con monomero MDP (MDP è la sigla di 10-Methacryloyloxydecyl dihydrogen phosphate) che favoriscono l’adesione sia meccanica sia chimica, specie su zirconia. PANAVIA V5 è un cemento adesivo molto utilizzato per cementazione di restauri indiretti.
Completata l’endodonzia, si esegue il build-up in composito posizionando un composito flow sul pavimento camerale e poi stratificando e polimerizzando a piccoli incrementi del composito in pasta. In caso di carie interprossimale profonda, può essere utile riallocare il gradino cervicale in una posizione più coronale usando composito flow con spessore massimo di 1 mm per semplificare le fasi successive: preparazione, impronta, rifinitura, lucidatura.
Per la preparazione di intarsio a copertura cuspidale si propone una procedura semplificata: angoli arrotondati, pareti lisce e divergenti di circa 10 gradi verso l’esterno; i biselli saranno assenti; riduzione a livello occlusale ≥ 1,5 mm. L’inserimento di strutture di ritenzione (perni endocanalari in fibra di vetro) è riservato a casi di distruzione coronale estesa. Per una migliore resistenza alle forze dislocanti laterali, si prevedono box o pozzetti di ritenzione all’interno della preparazione, facilitando anche il posizionamento del manufatto.
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La preparazione totalmente sopra-gengivale facilita il rilievo delle impronte, la cementazione e la rimozione degli eccessi post-cementazione. Intarsi adesivi a copertura cuspidale possono essere realizzati con disilicato di litio o ceramiche, ma i protocolli adesivi possono variare a seconda del materiale.
Durante la cementazione, si applicano le normali procedure adesive mediante mordenzatura con acido ortofosforico al 37% e applicazione del sistema adesivo foto-polimerizzabile. Sull’interno dell’intarsio si applica lo stesso adesivo e si verifica la corretta adesione sul dente preparato. Se l’intarsio è in ceramica, devono essere eseguite fasi di mordenzatura con acido fluoridrico e silanizzazione.
Si prosegue con l’applicazione di cemento composito auto o dual cure sull’interno dell’onlay e sulla cavità preparata, quindi si posiziona il restauro con una leggera pressione per assicurare l’adesione e l’espulsione del cemento in eccesso. L’eccesso di cemento viene rimosso non appena assume una consistenza gommosa, poi si fotopolimerizza.
Impronte: si realizza un’impronta di precisione con tecnica putty-wash one-step combinando silicone A (viscosità media) e silicone B (light body) per registrare accuratamente margini e dettagli. Processo di laboratorio: due colate di impronte, modelli di gesso, scansione e progettazione CAD/CAM. Il restauro viene poi fresato e rifinito, mantenendo spazio cementizio e contatti interprossimali accurati. Il tocco finale comprende rifinitura e lucidatura del restauro.
I compositi flow hanno contenuto di riempitivo inferiore rispetto ai compositi tradizionali e sono indicati come liner o sottofondo resinoso prima dell’applicazione del composito costituente il restauro. Devono essere scelti con attenzione per evitare radiopacità fuorviante e possibile falso positivo radiografico. Sono utili per restauri di piccole dimensioni occlusali di I classe e per sigillature di solchi e fossette, soprattutto quando si privilegia scorrimento e adattamento sui margini.
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La letteratura riporta che i compositi flow presentano resistenza ai carichi inferiori ma offrono buone proprietà di adesione quando impiegati come liner e supporto per stratificazione successiva. È cruciale considerare radiopacità e qualità di adesione per evitare discrepanze diagnostiche e assicurare prestazioni a lungo termine.
In entrambi i contesti clinici descritti, le metodiche operative hanno snellito i tempi operativi e hanno permesso di completare i casi in meno sedute, mantenendo estetica e funzione. L’integrazione tra build-up, impronta, progettazione restauri e cementazione consente una gestione migliore delle tempistiche e una protesi indiretta affidabile e conservativa.
La digitalizzazione del flusso clinico e l’uso di materiali compositi CAD/CAM ad alta densità di carica favoriscono restauri indiretti parziali posteriori come inlay, onlay e overlay, offrendo resistenza meccanica, resistenza all’usura e controllo dei margini, con vantaggi in termini di conservazione tissutale e predicibilità protesica. La scelta dei materiali e dei cementi, insieme all’uso corretto di MDP e a un adeguato protocollo di isolamento, determina la riuscita a lungo termine del restauro.
| Materiale | Spessore minimo raccomandato | Note |
|---|---|---|
| Initial LiSi Block | 1 mm | Onlay/overlay |
| CERASMART270 | 1,5 mm (occlusale/equatore); 1 mm (gradino prossimale) | Riduce spessore |
Obiettivi pratici per il clinico:
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