
È possibile che la memoria del corpo si riattivi per un trauma odontoiatrico? Succede ad Antonio quando Mara, la sua donna, gli spacca i due incisivi con un portacenere durante una lite. La lingua che batte sulla gengiva scoperta dalla frattura tra saliva mescolata a sangue riporta fuori frammenti di infanzia. Una gita a Pompei, quei due denti abnormi, da nascondere che un bambino cerca di spaccarsi sulle pietre, la presenza-assenza di una madre bella, esotica, sempre ricercata nelle altre.
Siamo pratici: Antonio ha urgente bisogno di un dentista. Mara gli consiglia il suo. Passo falso perché quello la corteggia, lei lascia fare e la gelosia esplode (anche perché Antonio, per Mara, ha lasciato moglie e due figli).
Sono allucinazioni o sensazioni reali? Antonio cambia dentista. Un film incubo girato come un horror, che è anche un viaggio psichedelico senza la consolazione della commedia, che è anche una ricerca sull’identità maschile senza il solito sostegno del gruppetto degli amici.
Vi ricordate il “dentone” Alberto Sordi che si presentava a un provino tv in un episodio de I complessi? Proprio a causa di questa, la sua ragazza gli rompe i famosi denti e allora comincia il calvario da uno studio dentistico all’altro, tra allucinazioni e dolorosi ricordi, contrappuntato da riflessioni esistenziali sul dolore, la felicità e il rapporto tra corpo e anima.
Grazie alla capacità majeutica del più odiato tra i dentisti, che gli fa venir fuori una miracolosa terza dentizione, egli rinasce a nuova vita, probabilmente più sereno e maturo. Aldilà delle scene crude e della magnifica colonna sonora, il racconto del percorso doloroso del protagonista può provocare nello spettatore (specialmente quello della generazione di Salvatores- e del sottoscritto) emozioni profonde, anche laceranti. Qualcuno ha citato Cronenberg: forse, ma ripassato in salsa mediterranea.
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La colonna sonora del film si propone come guida sonora ai passaggi tra realtà dolorosa e visioni interiori, accentuando la tensione tra corpo ferito e vissuto psichico, tra memoria infantile e presente turbato. Le scelte musicali amplificano l’angoscia e al contempo sostengono una riflessione sull’identità maschile senza il consueto contesto di amici, creando un parallelismo tra il dolore fisico e la ferita esistenziale.
Il film si muove tra citazioni e atmosfere tipiche della filmografia di Salvatores, con richiami a una teatralità onirica e a un cinema che si presenta come organizzazione di allucinazioni e memorie corporee. Il confronto tra l’esperienza di Antonio e quella dell’“dentone” di un’icona come Alberto Sordi funge da chiave di volta per comprendere il meccanismo del trauma odontoiatrico come tramite di rinascita.
La capacità majeutica del dentista, qui metafora di un terapeuta antipatico ma efficace, permette al protagonista di veder emergere una “terza dentizione” simbolica: una rinascita che coincide con una nuova prospettiva sull’esistenza. In questa chiave, Salvatores costruisce un film incubo strutturato come viaggio interiore, dove il corpo ferito diventa vettore di memoria, identità e possibile serenità futura.
Il racconto del percorso doloroso del protagonista può provocare nello spettatore emozioni profonde e laceranti, soprattutto per chi appartiene alla generazione di Salvatores e del narratore del pezzo. L’insieme tra crudezza scenica e resa sonora crea un tessuto sensoriale che invita a una riflessione su dolore, felicità e rapporto corpo-anima.
| Aspetto | Descrizione |
|---|---|
| Inquadramento tematico | Trauma fisico e memoria, identità maschile |
| Tono stilistico | Horror psichedelico, assenza di commedia |
| Ruolo della colonna sonora | Guida emotiva, enfatizza transizioni tra realtà e visione |
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