La storia del pupazzo di neve: tra denti, epoche e leggende

Questa notte, quando tutti erano addormentati, la neve è arrivata silenziosamente, con passo felpato. Al loro risveglio i bambini gridano di gioia, perché davanti ai loro occhi appare uno spettacolo inaspettato e meraviglioso. La città è avvolta da una coltre bianca. I grandi oggi sono contenti, si riposano e non vanno al lavoro perché le strade sono impraticabili. Dopo aver fatto colazione ed indossato maglioni di lana pesanti, cappotti, sciarpe, guanti, cappelli e calzato stivali, i monelli escono in strada e si lanciano l’un l’altro palle di neve.

Il pupazzo di neve: origine e trasformazioni nel tempo

Nell’acqua galleggiano la sciarpa, il cappello, la pipa, la carota, il pomodoro, i pezzetti di carbone, il mantello di Zorro. I ragazzi guardandolo sono soddisfatti di ciò che hanno realizzato. Tutti quelli che passano di lì lo ammirano. I piccoli si danno la mano e fanno un grande girotondo intorno al pupazzo ed intonano canti e filastrocche. E’ un giorno diverso dagli altri, all’insegna del divertimento e della gioia. A sera ritornano a casa stanchi, però soddisfatti e felici. L’indomani, appena svegli, guardano dalla finestra e sono contenti di trovare intatto il pupazzo di neve, lo salutano prima di andare a scuola. Quando ritornano a casa si fermano nel cortile per giocare con esso, ma rimangono sorpresi quando si accorgono che i caldi raggi del sole lo stanno sciogliendo a poco a poco.

In parte è possibile ricostruire una lunga vicenda legata al pupazzo di neve: la sua forma classica, composta da tre sfere, è stata accompagnata da molte storie, simbolismi e varianti regionali. Secondo una visione storica, il pupazzo di neve è una figura antropomorfa che ha origini antiche e simboli legati al ciclo delle stagioni. Il pupazzo di neve è presente in tantissime raffigurazioni contemporanee e, tra le sue versioni celebri, spicca Frosty, un personaggio che prende vita grazie a un cappello magico.

Origini antiche e pratiche protesiche di denti: una cornice storica

Al giorno d’oggi, possiamo definire che sia molto facile sostituire un dente mancante o crearne dei nuovi per qualsiasi motivo insomma. Esistono diversi tipi di sostituzione dei tuoi denti, dai ponti, agli impianti, alle protesi e quant’altro. Diciamo che negli anni precedenti, le persone si trovavano in grande difficoltà al momento della sostituzione dei denti. Se si parla di storia, i primi ad utilizzare delle protesi dentarie e a integrarle nella vita quotidiana furono gli antichi egizi. Esse venivano fatte con dei denti umani e poi messe insieme con fili d’oro. In seguito agli egizi, arriviamo noi italiani con nuove protesi dentali, nel 700 a.C. Gli italiani infatti utilizzarono i denti degli animali per la sostituzione dei propri. Inoltre questo metodo era utilizzato anche delle tribù degli indigeni nel Messico. Ora parliamo di un personaggio statunitense molto famoso: George Washington, probabilmente se conosci il personaggio avrai sicuramente sentito parlare di denti di legno. Iniziò a perdere i denti molto giovane e all’età di 24 anni non ne possedeva già più. In realtà indossava protesi d’avorio fatte di zanne di ippopotamo. Inoltre in questo periodo storico erano famose anche altri tipi di protesi: fatti di zanne di tricheco, ippopotamo o elefante. Vennero utilizzate fino all’inizio del 1800. Inoltre venne attribuito l’onore della scoperta delle prime protesi dentali in legno ai giapponesi. Invece nel 1800, ci fu un boom nel consumo dello zucchero in Europa. Questo stile di vita ha fatto sì che le persone perdessero i loro denti molto giovani. Già a 50 anni la maggior parte della popolazione aveva problemi dentali. I denti venivano estratti dal cadavere e inseriti su una base d’avorio. Inoltre questo tipo di protesi era molto richiesta e proprio a causa di questa popolarità che ottennero ci furono dei problemi. Ovvero molti ladri, andavano a rubare i denti dei morti nelle tombe e in seguito li vendevano. In fine a metà del 1800 venne utilizzata la porcellana, ma non tutti potevano permellettela quindi ci fu la sostituta che fu una protesi in gomma indurita. Utilizzata fino al ventesimo secolo. Tutt’oggi un sostituto della protesi mobile è anche l’impianto dentale. Questo tipo di tecnologia iniziò intorno agli anni ’50. Quando un chirurgo ortopedico svedese vide che l’osso si sarebbe fuso con il titanio e così facendo si rese conto che questo legame era indistruttibile. Comunque sia è giusto ricordare che i denti in legno, avorio e quant’altro sono stati un grande passo per arrivare alla tecnologia attuale. Cercando di capire quale è meglio, dipende dalle tue esigenze.

Il pupazzo di neve nella cultura e nelle tradizioni

Lo chiamano Pupazzo di Neve, Frost o Snowman, ma questo omino ghiacciato da dove viene? La sua storia nasce da molto lontano, Bob Eckstein ha addirittura scritto un libro su di lui, The History of the Snowman, in cui racconta le sue origini. Il primo ritratto documentato risale al 1380, trovato in un antico Libro delle Ore e ora custodito in una biblioteca dell’Aia. Il Pupazzo appare in diverse stampe del Cinquecento, prima di essere celebrato da Hans Christian Andersen nel racconto pubblicato il 2 marzo 1861 in cui L’uomo di neve si innamora perdutamente di una stufa e finisce liquefatto da un vento caldo. Successivamente, negli anni ’50, l’editoria e la discografia americane rispolverano l’omino di neve e proprio il 14 dicembre 1950 esce Frosty the Snowman, la celebre canzone scritta da Steve Nelson e Jack Rollins e interpretata da Gene Autry. In contemporanea viene pubblicato l’omonimo libro scritto da Annie Nord Bedford e illustrato da Corinne Malvern.

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Il pupazzo di neve di Andersen rappresentava il simbolo della forza dell’inverno, era legato al destino delle stagioni, alla nascita e alla morte. Ecco la fiaba e il video della canzone interpretata da Michael Bublè; Frosty è un pupazzo di neve che se ne sta solo soletto in cima ad una collina con il suo naso fatto con un bottone, per occhi ha due pezzi di carbone ed in bocca una vecchia pipa di legno. Un giorno un bambino, solo come lui, esprime il desiderio di avere un amico. Mette sul capo del pupazzo il suo berretto di lana e improvvisamente l’omino di neve prende vita. I due iniziano a giocare e le giornate di solitudine cedono il passo ad un’amicizia allegra e sincera, piena di canti e danze sulla neve. Un giorno il bimbo manca all’appuntamento e così anche il giorno dopo. Preoccupato il pupazzo di neve decide allora di andare a cercarlo giù in città: si munisce di un bastone e si avvia per la vallata, dove un timido sole primaverile si affaccia all’orizzonte. Finalmente Frosty trova il suo amico e conosce altri bambini con cui inizia bellissimi giochi. La favola rappresenta un esorcismo nei confronti del gelido inverno e un inno all’amicizia e allo spirito dei bambini. Lo stesso spirito che da piccoli ci faceva attendere la fine della nevicata col naso appiccicato al vetro, per poi uscire a costruire il nostro pupazzo di neve: per naso una carota, due bottoni che facevano gli occhi e una sciarpa intorno al collo.

Le radici culturali e i festival

Dalle origini non bene definite, il pupazzo di neve è conosciuto da tutti, ma nessuno sa da dove venga o perchè esista. A tutto c’è sempre un perchè, anche dietro le più semplici cose. Siccome io me lo chiedo spesso, in questo clima di freddo mi sono chiesta, ma perché facciamo il pupazzo di neve? Le informazioni sull’abitudine di realizzare pupazzi di neve durante l’inverno sono poco chiare. Esiste un libro a riguardo “La Storia del Pupazzo di Neve”, di Bob Eckstein. L’autore nel libro documenta la presenza di queste figure antropomorfe già dal Medioevo. Il primo documento trovato è un’illustrazione presente in un libro del 1380, mentre la prima foto scattata ad un pupazzo di neve risale al 1853. Per definizione il pupazzo di neve è una figura antropomorfa composta da una costruzione in tre parti: due sfere per le gambe e il corpo e la terza per la testa. Il suo significato simbolico ha origini pagane, infatti l’uomo di neve è parte delle tradizioni nordiche, il conosciutissimo Jack Frost. Noto anche come Jokul Frosti è un personaggio elfico risalente alla tradizione vichinga il cui compito è quello di far nevicare. Nella tradizione vichinga viene pensato come lo spargitore di gelo dalla forma umana e parente del dio del vento. In Russia è Nonno Gelo, mentre in Inghilterra viene addolcito e fatto diventare una fatina amichevole e cordiale. Si racconta anche che con una tavolozza di colori disegni i fiocchi di neve sulle finestre e su tutto il panorama. Risalendo il più indietro possibile si ritrovano le primissime documentazioni che fanno riferimento alla creazione del pupazzo di neve, precisamente in Asia in alcuni scritti cinesi del 610-640 d.C. Immagini di pupazzi di neve con alcool, bottiglie, bicchieri e dall’aspetto alticcio. Poi con sigarette, altre volte con gli occhi puntati su signorine svestite. Sempre durante l’epoca vittoriana vive il suo periodo di massima espansione. Questo grazie al Principe Alberto che era un grande appassionato di tradizioni natalizie tedesche e così importò l’usanza del pupazzo di neve proprio dalla Germania. Una delle testimonianze più suggestive si associa a San Francesco di Assisi. Il Santo, secondo la parabola, adorava i pupazzi di neve e incoraggiava tutti a realizzarli. Siccome la neve cadeva dal cielo veniva considerata un dono divino, per questo per il Santo i pupazzi di neve rappresentavano dei veri e propri angeli. Per realizzarlo spesso si usano abiti maschili come un cappello a cilindro e una sciarpa. Si usano dei ramoscelli per le braccia e una carota come naso. Lo Snowman è presente in tantissime raffigurazioni contemporanee. Una delle più simpatiche è Frosty, un pupazzo di neve che prende vita grazie a un magico cappello che viene posato sulla sua testa da alcuni bambini. È una figura spesso presente nei film, persino horror, e soprattutto nei fumetti.

Immagine: evoluzione storica del pupazzo di neve e strumenti utilizzati
Video: Frosty the Snowman e la sua popolarità

Trasformazioni moderne: dall’arte alle tecnologie dentali

(P.s. Se noi lo facciamo con tre sfere di neve, in Giappone ne utilizzano solo due, questo perché viene associato alla tradizionale bambola Daruma, di forma rotonda. Insomma, a ognuno il suo. Sono tantissimi i festival di sculture di ghiaccio e di pupazzi di neve in tutto il mondo. Veri e propri ritrovi in cui grandi maestri della costruzione con la neve si trovano per dare vita a sculture super accattivanti. Uno fra i più famosi è il Sapporo Snow Festival, che avviene ogni anno a febbraio, in Giappone. Chi si sente ispirato, può partecipare come scultore aiutando a battere il record di 10.000 pupazzi di neve. Esiste anche il record per il pupazzo di neve più alto del mondo con un’altezza di 37 metri, con due alberi di Natale come braccia e pneumatici rossi per le labbra. È stato costruito in America, ovviamente.)

Quale sia la storia, quella vera, dietro queste figure di neve non si sa quale sia. Persino Michelangelo si è ritrovato a costruirne uno, quando dopo la morte di Lorenzo Il Magnifico, Piero de Medici gli propose di realizzare una scultura fatta tutta di neve, per provocarlo. Se adesso è presente in tantissime rappresentazioni grafiche come biglietti di auguri, non sappiamo ancora a dove ricondurlo. Secondo il Cristianesimo è simbolo di rinascita, secondo i bambini e tutti gli amanti del Natale è il simbolo di un bel pomeriggio sotto la neve. E poi ci vuole integrazione culturale, da dove viene viene, quello che conta è quello che rappresenta per ognuno di noi.

Note sui legami tra cultura, tecnologia e denti artificiali

In conclusione, la storia delle protesi dentali racconta una progressione tecnologica che riflette bisogni umani universali: sostituire parti del corpo per mantenere la funzione, l’estetica e la fiducia di chi sorride. Dalla sostituzione di denti con materiali naturali a quelle moderne con impianti in titanio, ogni sistema ha avuto i propri codici culturali e tecnici. La scelta tra denti in legno, avorio, porcellana o gomma indurita ha segnato tappe importanti della medicina dentale e della cultura materiale, ponendo l’accento sull’evoluzione della scienza, della tecnica e delle credenze collettive.

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Così come la figura del pupazzo di neve richiama simboli di rinascita, amicizia e gioia condivisa, anche la storia delle protesi dentali racconta una storia di adattamento umano: una ricerca continua di recuperare sorriso, funzionalità e bellezza attraverso secoli di innovazione.

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