Come funzionano gli espansori per seno e cosa fare se si sgonfiano

Il cancro al seno è il tumore più comune a livello globale e, in molti casi, il trattamento prevede una mastectomia totale o parziale. La ricostruzione del seno è una procedura chirurgica che ripristina la forma del seno dopo una mastectomia. Le ricostruzioni possono essere immediate (durante la mastectomia), ritardate (successivamente, dopo che il seno è stato rimosso e guarito) o un ibrido dei due approcci, chiamato ritardato-immediato.

Una delle opzioni è la ricostruzione del seno con protesi, che può essere immediata o in fasi. Quest'ultimo comporta un'espansione della pelle del seno e dei muscoli utilizzando un espansore tissutale temporaneo. Gli espansori mammari vengono utilizzati dopo una mastectomia, parziale o bilaterale, per aumentare la quantità di tessuto con cui i medici devono lavorare per ricreare la forma del seno.

Che cos'è un espansore tissutale e come funziona

L'espansione tissutale è una tecnica molto utilizzata in chirurgia ricostruttiva. Gli espansori sono delle protesi in silicone che vengono impiantate sotto la cute (espansori tissutali generici) o sotto il muscolo grande pettorale (espansori mammari, specificamente disegnati per questo scopo). Sono costituiti da una camera principale, dove viene immagazzinata la soluzione fisiologica, e una valvola. Quest'ultima può essere esterna o integrata nell'espansore. Esistono diverse forme e dimensioni di espansori.

Gli espansori tissutali hanno una funzione simile a un palloncino ma, al posto dell'aria, vengono gonfiati con soluzione salina. Quando vengono impiantati, inizialmente sono sgonfi e piatti e poi gradualmente, nell'arco di diverse settimane o mesi, vengono riempiti per favorire l'espansione del tessuto. Questo processo promuove l'emergere di nuove cellule e nuovi tessuti gradualmente per prevenire eventuali danni.

Schema espansore tissutale sotto il muscolo e progressivo riempimento

Fasi del percorso con espansore

  • Posizionamento dell'espansore tissutale: viene inserito un espansore temporaneo.
  • Fase di espansione: questa fase dura circa 2-3 mesi, durante i quali il paziente torna per ricariche periodiche di soluzione salina. Il processo di espansione del seno per ottenere il volume completo può richiedere fino a 3-6 mesi ed è considerato un processo in più fasi. La prima fase è il posizionamento degli espansori tissutali per allungare la pelle con un'espansione graduale che avviene normalmente ogni 2 settimane, o il momento in cui il chirurgo decide in base al tuo caso, fino a raggiungere la dimensione del seno che tu e il tuo chirurgo avete deciso.
  • Intervento chirurgico definitivo di impianto: quando la pelle che copre l'area del seno si è espansa a sufficienza, si verifica la seconda fase del processo, dove l'espansore verrà rimosso e un impianto permanente verrà inserito nella tasca espansa. Al termine del processo di espansione deve essere eseguito un secondo intervento durante il quale viene rimosso l'espansore. In questa fase viene rimossa la neoformazione o l'area cicatriziale (completamente o in parte).

Tempi, durata e indicazioni

Il ciclo di espansione ha una durata complessiva di 2-3 mesi a seconda delle dimensioni dell'espansore e della regione anatomica. Il processo di espansione inizia generalmente una o due settimane dopo l'impianto. Le espansioni vengono effettuate con cadenza settimanale o secondo il programma stabilito dal chirurgo. Dopo che l'ultima espansione dei tessuti è stata completata, i dispositivi rimarranno in posizione per un minimo di 8 settimane o a seconda di ciò che il chirurgo plastico suggerisce.

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È importante notare che gli espansori tissutali non sono concepiti per essere permanenti. Un vantaggio molto importante della sostituzione dell'espansore tissutale con un impianto di silicone è che l'impianto di gel di silicone ha una sensazione più naturale rispetto a quella dell'espansore. Abitualmente l’expander viene sostituito dopo un anno dal posizionamento. Questo perché l’espansore mammario contiene fisiologica ed ha una struttura più fragile rispetto alla protesi. Va detto comunque che la sostituzione dopo 1 anno non è una regola ferrea.

Tipi di espansori e innovazioni

Questi dispositivi sono disponibili in diverse forme e testurizzazioni (lisce o testurizzate). L'espansore tissutale dovrebbe avere la stessa forma della protesi mammaria permanente che verrà successivamente posizionata durante la procedura successiva. Con l'obiettivo di realizzare una ricostruzione del seno con ricorso a protesi in un solo tempo operatorio, sono stati inventati degli espansori che fungono anche da protesi definitive. Questo tipo di protesi hanno l'inconveniente di essere un poco più rigide alla vista e al tatto.

Le prime protesi mammarie furono quelle riempite con gel di silicone inventate negli anni ’60 del secolo scorso negli Stati Uniti. Successivamente la controversia sulla sicurezza per la salute portò nel 1992 le autorità Statunitensi (FDA) ad ordinare una moratoria dell'uso delle protesi in gel di silicone, in attesa di studi clinici sulla loro pericolosità. Questa moratoria ebbe l'effetto di dare una forte spinta alla ricerca di nuovi materiali, perfezionando sempre più i risultati in termini di tollerabilità ma anche di risultati estetici, producendo ad esempio forme “anatomiche” oppure superfici ruvide (testurizzate) con diversi rivestimenti.

Rischi noti e normative

Proprio in merito ai nuovi prodotti, recentemente nel 2011 l'FDA ha nuovamente richiamato l'attenzione sulla maggiore insorgenza di un particolare tipo di linfoma di tipo T, classificato nel 2016 dalla WHO come Breast Implant Associated Anaplastic Large Cell Lymphoma (BIA-ALCL). Le autorità competenti, ad iniziare dall'Europa, hanno iniziato nel 2019 a vietare la vendita e commercializzazione di un particolare tipo d'impianto della Allergan perché ritenuto legato alla stragrande maggioranza dei casi rilevati.

In Europa la polemica sulle protesi al gel di silicone ha contribuito alla pubblicazione della direttiva 93/42 EEC e successivamente alla Direttiva 2003/12 che riclassificò le protesi mammarie in Classe 3, prevedendo un iter più complesso per ottenere la certificazione di conformità. Le protesi testurizzate o rivestite in poliuretano invece sembra possano causare l'insorgenza di BIA-ALCL, e per tale motivo alcuni esperti non le utilizzano più.

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Complicanze frequenti e gestione

Il risultato è meno naturale rispetto alla ricostruzione con tessuti autologhi quali il lembo DIEP e comporta più complicanze per i frequenti fenomeni di reazione all’uso di un corpo estraneo, nonostante ciò resta un’opzione valida specie in alcuni casi oppure se la paziente rifiuta le altre tecniche. La tecnica di ricostruzione con il ricorso all’espansione ed alla protesi è la tecnica a cui ricorre più spesso la maggioranza dei chirurghi plastici ed è la più conosciuta anche dal pubblico. Ha tempi operatori più brevi delle ricostruzioni con tessuti autologhi, ma è necessariamente sempre “differita” in quanto richiede il tempo dell’espansione e poi quello della sostituzione dell’espansore con la protesi.

D: La protesi può provocare una recidiva del tumore al seno o altre malattie oncologiche? R: Assolutamente non la recidiva. Tutti gli studi scientifici più importanti concordano che non si può dimostrare una relazione tra una recidiva o altre formule tumorali e l’impiego di protesi.

D: La protesi potrebbe rompersi? R: Senza un evento traumatico è difficile che la protesi si rompa. E comunque sono casi rari anche nel caso di traumi sul seno. È però importante, quando si eseguono gli esami di controllo, come la mammografia, andare in centri specializzati, anche perché la lettura dei risultati radiologici su un seno con la protesi deve essere fatta da medici con esperienza specifica.

D: La protesi è compatibile con la chemioterapia e la radioterapia? R: Indossare le protesi non ha conseguenze sulla chemioterapia e, in generale, viceversa. Invece si deve valutare se fare la radioterapia su un seno ricostruito con una protesi, perché ciò potrebbe sollecitare dei fenomeni di rigetto. Per questo il più delle volte si preferisce fare prima la radioterapia e poi la ricostruzione.

D: Dovrò cambiare le protesi in futuro? R: In termini prettamente tecnici, le protesi sono fatte per durare anche vent’anni. La loro sostituzione dipende da fattori che possono intervenire, come le complicanze suddette. È abbastanza frequente che con il trascorre degli anni possano insorgere dei difetti o spostamenti della protesi.

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Cosa fare se l'espansore si sgonfia o si sposta

È possibile che l'espansore si sia dislocato o spostato. Da quanto scrive sembra che l'espansore si sia spostato piuttosto che sgonfiato. L'espansore potrebbe essersi rotto o spostato. È possibile che l'espansore si sia dislocato. Sembrerebbe che si tratti di una dislocazione dell'espansore. È difficile che si sia sgonfiato senza una piccola perdita.

Se noti una variazione del volume rispetto al lato controlaterale, deformità, dolore, gonfiore localizzato sotto l'ascella o altra alterazione, le raccomandazioni ricorrenti sono: recarsi dal chirurgo che la sta seguendo per la ricostruzione; contattare il centro dove è stata operata e mostrare le modificazioni; una visita clinica e controlli radiologici possono aiutare a capire se l'espansore è bucato, si è spostato o è dislocato.

Gent.ma è possibile che l'espansore si sia dislocato. Le consiglierei di recarsi dal chirurgo che la sta seguendo per la ricostruzione. Cara amica, corra dal suo chirurgo....è possibile che si sia bucato l'espansore. Dott. Buongiorno, l'inserimento di un espansore è la prima fase del complesso percorso di ricostruzione mammaria.

Infografica: segni di rottura o dislocazione dell'espansore e passaggi successivi

Gestione clinica della perdita o dislocazione

La gestione dipenderà dalla causa: se si sospetta una perdita o rottura, sarà probabilmente necessario rimuovere l'espansore e valutare la sostituzione con una protesi definitiva o un nuovo espansore. Se si tratta di dislocazione senza perdita, può essere valutata la correzione chirurgica per riposizionare l'espansore. In ogni caso è fondamentale la valutazione tempestiva da parte del chirurgo plastico di riferimento.

Il post-operatorio sia dell'intervento di impianto, sia dell'intervento di rimozione non è doloroso nella maggior parte dei casi, ma la procedura e il decorso variano in base al quadro clinico della paziente. Presso team esperti in chirurgia plastica e ricostruttiva del seno, il percorso viene personalizzato tenendo conto degli obiettivi estetici, della storia clinica e delle preferenze di stile di vita.

Consigli pratici e riabilitazione

Con questa tecnica è importante che venga definito a priori il risultato estetico che si desidera ottenere in modo da gestire il volume del seno. I colori che indossiamo, specie intorno al viso, aiutano a migliorarne l'aspetto quando le cure oncologiche modificano il colorito. La scelta tra protesi al seno ed espansore dipende dalla preferenza personale della paziente, dalla sua salute generale, dalle caratteristiche anatomiche e dalla discussione con il chirurgo plastico. Alcune pazienti preferiscono una soluzione a lungo termine con una protesi, mentre altre potrebbero optare per un espansore per una maggiore flessibilità e controllo sul risultato finale.

Esistono esercizi di mobilità e indicazioni post-operatorie che il chirurgo o il fisioterapista consiglieranno per ridurre la rigidità e favorire il recupero, per esempio esercizi con il braccio in diverse posizioni per migliorare la mobilità scapolare e la funzione del cingolo scapolare dopo l'intervento. Supina, gomito flesso a 90°, appoggiato a un cuscinetto e a contatto del fianco. Spingere attraverso l’utilizzo del bastone la mano verso l’esterno, avendo cura di non allontanare il gomito dal fianco e neanche di stendere il gomito. In piedi, braccia distese in basso e con dita intrecciate dietro la schiena. In piedi, viso rivolto al muro. “Camminare” con le dita di entrambe le mani lungo il muro cercando di raggiungere il punto più alto possibile. In piedi, fianco operato rivolto al muro. “Camminare” con le dita della mano del braccio operato lungo il muro cercando di raggiungere il punto più alto possibile.

Video dimostrativo esercizi di mobilità post-operatori per pazienti con espansore mammario

Domande frequenti

  • D: La protesi può provocare una recidiva del tumore al seno o altre malattie oncologiche? R: Assolutamente non la recidiva. Tutti gli studi scientifici più importanti concordano che non si può dimostrare una relazione tra una recidiva o altre formule tumorali e l’impiego di protesi.
  • D: La protesi potrebbe rompersi? R: Senza un evento traumatico è difficile che la protesi si rompa. È però importante, quando si eseguono gli esami di controllo, come la mammografia, andare in centri specializzati.
  • D: La protesi è compatibile con la chemioterapia e la radioterapia? R: Indossare le protesi non ha conseguenze sulla chemioterapia e, in generale, viceversa. Si deve valutare la radioterapia perché potrebbe sollecitare fenomeni di rigetto; per questo il più delle volte si preferisce fare prima la radioterapia e poi la ricostruzione.
  • D: Dovrò cambiare le protesi in futuro? R: In termini tecnici, le protesi sono fatte per durare anche vent’anni. La loro sostituzione dipende da complicanze o mutamenti estetici nel tempo.

Considerazioni finali sul percorso decisionale

La ricostruzione del seno e il capezzolo è una decisione molto personale. Ogni percorso per il cancro al seno è diverso, ogni scelta di sottoporsi a una ricostruzione mammaria è unica. Noi chirurghi plastici possiamo proporre quello che la nostra esperienza ci suggerisce essere l’opzione migliore, anche nel lungo termine, ma cosa lei voglia per sé stessa e cosa si senta di voler fare è prima di tutto una sua scelta.

Presso centri specializzati, il team esperto in chirurgia plastica e ricostruttiva del seno lavora a stretto contatto con ogni paziente per identificare il piano di ricostruzione più adatto, comprendendo al contempo gli obiettivi estetici, la storia clinica e le preferenze di stile di vita.

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