Parodontite: sintomi, cause e trattamento

La parodontite, nota anche come piorrea, è una malattia infettiva batterica che interessa e danneggia le strutture che sostengono i denti nell’osso. È un’infezione batterica che colpisce i tessuti di supporto del dente. Il processo infiammatorio conseguente all’aggressione batterica provoca il riassorbimento dell’osso che sostiene il dente all’interno delle ossa mascellari.

Quasi una persona su due ne è affetta, spesso senza rendersene conto. Secondo uno studio recente divulgato ad inizio 2018 dalla SIdP (Società Italiana di Parodontologia e Implantologia), la malattia interessa circa il 60% della popolazione italiana, in forme gravi nel 10-14% dei casi. Per questo lavoriamo con una missione: educare per prevenire.

Come si sviluppa e perché è importante distinguerla dalla gengivite

In un primo stadio, il processo infiammatorio che accompagna la parodontite interessa tipicamente le gengive (gengivite). Gengivite è il termine tecnico per indicare l'infiammazione delle gengive, precursore della parodontite. Nella gengivite, l'infiammazione interessa solo le gengive e non l'osso. La parodontite, invece, è la forma più grave di malattia gengivale e si sviluppa quando la gengivite viene trascurata e avanza. La parodontite si sviluppa a causa dell’evoluzione della gengivite non trattata.

Se la placca batterica non viene rimossa con le normali manovre d'igiene dentale, si può formare una lieve infiammazione con sanguinamento della gengiva: gengivite. Questo stato infiammatorio è reversibile se trattato precocemente, se invece viene trascurato il rischio è un peggioramento e una perdita di supporto del dente con la formazione di tasche, cavità patologiche tra gengiva e dente. Le tasche gengivali che ne derivano sono l'habitat ideale per i batteri, che continuano a moltiplicarsi e ad aggravare il decorso della malattia.

Infografica stadi della parodontite

Sintomi: primi segnali e segni avanzati

I primi segni sono il sanguinamento delle gengive e le gengive gonfie e arrossate, seguiti poi da alito cattivo, dolore e pus. Sanguinamento durante la masticazione degli alimenti o lo spazzolamento dei denti e alitosi sono i primi campanelli d’allarme che devono allertare i pazienti sulla possibile presenza di parodontite. Altri sintomi che il paziente dovrebbe considerare sono la recessione gengivale - ovvero le gengive che si ritirano lasciando scoperta parte della radice del dente.

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Nelle fasi iniziali, la parodontite è praticamente indistinguibile da una normale infiammazione gengivale per chi ne è affetto. La parodontite lieve, inoltre, non è dolorosa e quindi viene spesso trascurata. È importante sottolineare che la sintomatologia è dolorosa solo nelle fasi tardive della malattia quando questa è difficilmente curabile.

In fase tardiva si osservano poi, la mobilità dei denti e l’aumento dello spazio tra gli stessi. I sintomi più gravi, come ascessi parodontali e mobilità dentale, si avvertono solo quando la perdita di tessuto è già avanzata. In caso di parodontite grave, sia le gengive che l'osso mascellare si ritirano, il che può portare alla perdita dei denti.

Cause e fattori di rischio

La parodontite è causata principalmente dall'accumulo di placca e tartaro dovuto a una scarsa igiene orale. La placca è un biofilm che si forma quotidianamente sui denti ed è composto da residui di cibo e batteri. Se la placca non viene rimossa regolarmente - due volte al giorno - si indurisce in tartaro. La placca e il tartaro si formano soprattutto negli spazi difficili da raggiungere tra i denti e alla giunzione tra gengiva e dente - il cosiddetto solco.

I batteri possono insediarsi e moltiplicarsi particolarmente bene sulla superficie ruvida del tartaro. Il problema è che i batteri espellono tossine, prodotti metabolici e acidi che attaccano le gengive. Se un'infiammazione delle gengive non guarisce dopo circa una settimana, è possibile che le difese dell'organismo abbiano raggiunto i propri limiti e che i batteri stiano prendendo il sopravvento.

Il decorso della parodontite, più o meno grave, e la sua eventuale comparsa non dipendono solo dall'igiene orale e dall'aggressività dei batteri. Tra i principali fattori scatenanti troviamo sicuramente una scarsa igiene orale. Ci sono anche altri fattori di rischio come il fumo, che rappresenta quello più significativo. Il fumo, riducendo l’apporto di sangue alle gengive, indebolisce il sistema immunitario e rallenta la capacità delle gengive di guarire.

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Gioca un ruolo determinante la predisposizione genetica alla parodontite, per motivazioni ereditarie ma anche per i comportamenti o simili abitudini igieniche orali. Lo stress cronico influisce negativamente sul sistema immunitario e può portare al bruxismo notturno, favorendo il rischio di parodontite. Malattie sistemiche come il diabete aumentano il rischio e la gravità della parodontite.

Tipi e forme cliniche

  • Parodontite cronica: la forma più comune, caratterizzata da lenta progressione dell’infiammazione.
  • Parodontite aggressiva: progredisce rapidamente, può causare danni gravi ai denti e alle gengive, spesso in giovane età.
  • Parodontite ulcero-necrotica: forma grave con papille e margini gengivali ulcerati e necrotici, sanguinamento spontaneo e dolore.
  • Parodontite associata a malattie sistemiche: causata o favorita da patologie come il diabete o l’HIV.
Schema tipologie di parodontite

Diagnosi: strumenti e indagini

Il primo step nell’identificazione e nella diagnosi della parodontite è effettuare una visita odontoiatrica con un esperto di parodontologia: verrà effettuato in un primo momento un esame visivo delle gengive e successivamente, con una serie di esami clinici, si può valutare lo stato di salute delle gengive, dei tessuti di supporto e dell’osso.

L’analisi dello stato di salute o di malattia dei tessuti parodontali si esegue attraverso il cosiddetto “sondaggio parodontale”. Si tratta di un processo diagnostico fondamentale condotto mediante una sonda parodontale millimetrata, applicata fra dente e gengiva lungo tutta la circonferenza. Il sondaggio rileva una serie di dati, come la profondità del solco gengivale, il livello di attacco del dente e la presenza di tartaro subgengivale. Il solco in condizioni fisiologiche misura tra 0 e 3 millimetri.

Durante lo screening parodontale, il dentista misura la profondità delle tasche gengivali utilizzando una speciale sonda parodontale per determinare lo stato avanzato della parodontite. Se le gengive sanguinano durante lo screening parodontale, ciò è indice di infiammazione. Il dentista lo documenterà come "positivo".

Se il sondaggio delle tasche ha rivelato che si tratta effettivamente di parodontite, il dentista può ordinare una radiografia. Per accertare la diagnosi si realizzano anche degli esami strumentali come delle radiografie dentali, che servono a valutare la perdita di osso attorno ai denti e a monitorare la progressione della malattia permettendo di pianificare il trattamento da eseguire per la guarigione. Può essere eseguito un test microbiologico e un’analisi genetica per individuare il tipo e la percentuale batterica presente.

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Trattamento: obiettivi e fasi

Purtroppo non è possibile invertire i danni già verificatisi. Il trattamento della parodontite mira quindi ad arrestare la malattia e a prevenirne il peggioramento. Il dentista rimuove la placca e il tartaro dalle tasche gengivali per eliminare i batteri che causano l'infiammazione. A seconda della gravità, può essere necessaria una terapia antibiotica o un intervento chirurgico.

La prima fase, molto pratica, è nota come detartrasi o curettage chiuso (scaling e root planing). In seguito, levigano le radici dei denti in modo che la placca non vi si depositi più e le gengive possano riprendersi dall'attacco batterico. Affinché questa pulizia accurata non sia dolorosa, vi verrà somministrato un anestetico locale.

Se le tasche sono profonde 5 o più millimetri, è spesso necessario un intervento chirurgico. Nel trattamento "aperto", il dentista allenta i bordi della gengiva dal dente sotto anestesia locale, aprendo così le tasche gengivali. In questo modo è possibile rimuovere il tartaro, i depositi e il tessuto malato in profondità e ricucire le gengive in modo che aderiscano perfettamente al dente e siano quindi più protette dai batteri.

In caso di germi particolarmente aggressivi e di forme gravi della malattia, si può ricorrere agli antibiotici contemporaneamente al trattamento chiuso. Il dentista può prescrivere antibiotici (come amoxicillina o metronidazolo), specialmente se si è sviluppata una raccolta di pus (ascesso). Può anche inserire materiale contenente antibiotici (filamenti o gel) nelle tasche gengivali profonde.

Procedura chirurgica parodontale

Terapie avanzate: laser e rigenerazione

L’utilizzo di laser associato alla terapia classica ha sicuramente migliorato il trattamento parodontale. Il laser che utilizziamo nella nostra Clinica è un tipo di laser a diodi, dedicato specificamente alla parodontologia, che associa terapia fotodinamica e biostimolazione in modo da ottenere una completa pulizia della tasca. La terapia tradizionale (scaling e root planing) viene associata all’utilizzo del laser, tutto tramite sistemi di ingrandimento, permettendo di rimuovere placca e tartaro sottogengivale in modo più completo.

La terapia chirurgica verrà eseguita in caso di difetti ossei importanti e dove la terapia non chirurgica non ottiene i risultati desiderati. Abbiamo diverse forme di chirurgia parodontale: chirurgia resettiva, chirurgia rigenerativa e tecniche di innesto osseo. Tramite l’uso di efficaci strumenti ultrasonici e utilizzando proteine derivate dalla matrice dello smalto, che stimolano i processi fondamentali per la rigenerazione del parodonto, è possibile ottenere risultati clinici paragonabili a quelli della classica chirurgia parodontale senza dover utilizzare bisturi in alcuni casi selezionati.

Gestione del dolore e sedazione

Poiché il dentista di solito esegue il trattamento in anestesia locale, non sentirete alcun dolore durante la procedura. Se siete ansiosi, potete anche sottoporvi a un trattamento di parodontite in anestesia generale. La sedazione analgesica cosciente consiste nella somministrazione tramite nebulizzazione intra-nasale di un farmaco analgesico. Questo tipo di sedazione può essere usata per sottoporsi a qualunque trattamento odontoiatrico. Quando l'effetto anestetico svanisce, si può avvertire un normale dolore da guarigione della ferita, che può essere alleviato con gli antidolorifici disponibili in commercio.

Prevenzione e mantenimento

La prevenzione della parodontite passa necessariamente per una corretta e costante igiene orale. Il modo migliore per prevenire la parodontite è lavarsi accuratamente i denti due volte al giorno (per tre minuti ogni volta), pulire quotidianamente gli spazi tra i denti e seguire una dieta sana. Una cura dentale accurata consiste nel lavarsi i denti due volte al giorno per tre minuti ogni volta: la mattina dopo la colazione e la sera prima di andare a letto.

La pulizia quotidiana degli spazi interdentali con gli scovolini interdenta è fondamentale. Gli scovolini interdentali tradizionali sono spesso troppo duri e poco flessibili per i pazienti affetti da parodontite e possono quindi causare dolore durante l'utilizzo. Per questo motivo esistono scovolini specifici per parodontite disponibili in diverse misure: è meglio chiedere al proprio dentista quale sia la più adatta a voi.

La placca e il tartaro si formano soprattutto negli spazi difficili da raggiungere tra i denti e alla giunzione tra gengiva e dente - il cosiddetto solco. La pulizia professionale dal dentista è necessaria perché con una buona igiene orale domiciliare è possibile pulire solo 2-3 millimetri al di sotto della linea gengivale, mentre il dentista può pulire le tasche gengivali fino 6-7 millimetri di profondità con tecniche di detartrasi e di levigatura radicolare.

Prodotti utili

  • Collutori a base di clorexidina: usati sotto raccomandazione del dentista per infiammazioni gengivali e dopo interventi chirurgici.
  • Dentifrici delicati con basso valore RDA e privi di SLS per evitare irritazioni delle mucose.
  • Scovolini interdentali adatti alle dimensioni degli spazi dentali.
  • Xilitolo: sostituto dello zucchero che può aiutare a ridurre la formazione della placca.

Importante: è sempre meglio chiedere consiglio al proprio dentista di fiducia prima di affidarsi a un prodotto specifico.

Strumenti per igiene orale: scovolino, spazzolino, dentifricio

Stile di vita e alimentazione

La nostra alimentazione svolge un ruolo fondamentale per la salute orale. Probabilmente sapete che lo zucchero fa male ai denti e favorisce la carie. Lo stesso vale per le gengive, il parodonto e tutte le altre parti del corpo: lo zucchero favorisce infiammazioni di ogni tipo. Pertanto, se si soffre di malattia parodontale, è necessario evitare il più possibile lo zucchero, cioè i dolci, le bibite, ecc. ma anche lo zucchero "nascosto". Invece di alimentare l'infiammazione con una dieta ricca di zuccheri, si può usare il cibo come mezzo per ridurre l'infiammazione. Gli esperti di nutrizione raccomandano la cosiddetta dieta di Okinawa per la parodontite.

Domande frequenti (FAQ)

  • La parodontite si può fermare? Sì, la parodontite può essere fermata e gestita efficacemente se diagnosticata in tempo e trattata appropriatamente.
  • La parodontite è contagiosa? I batteri che causano la parodontite possono essere trasferiti da una persona all’altra attraverso la saliva, quindi è possibile una minima trasmissione, ma il rischio che si sviluppi la malattia dipende dalla suscettibilità individuale e dall'igiene orale.
  • La parodontite è ereditaria? Esiste una componente genetica che può influenzare la suscettibilità alla parodontite.
  • Quando andare dal dentista? Non appena si notano i primi segni: gengive che sanguinano frequentemente o infiammazione gengivale persistente per più di una settimana.
Spiegazione della parodontite e consigli del parodontologo

Follow-up e fase di mantenimento

La fase di mantenimento parodontale è fondamentale per evitare recidive. Gli obiettivi del mantenimento sono stabilizzare i risultati, prevenire le recidive della parodontite e preservare l’attacco e la funzionalità dei denti nel lungo periodo. Gli intervalli dei richiami sono personalizzati in base al rischio: di solito ogni 3-6 mesi (più ravvicinati subito dopo la terapia attiva), valutando sanguinamento al sondaggio, profondità delle tasche, controllo di placca, fumo e condizioni sistemiche come il diabete.

Durante la seduta di mantenimento si aggiorna lo stato clinico con nuovi sondaggi parodontali, si rimuove placca e tartaro sopragengivale e sottogengivale, e si monitorano profondità e andamento delle tasche per intercettare tempestivamente eventuali riattivazioni.

Quando il trattamento non è sufficiente

Se i denti sono troppo compromessi, possono essere necessari l’estrazione e, successivamente, soluzioni riabilitative come implantologia o protesi. La perdita dei denti non è la cosa peggiore che la parodontite può offrire: l'infiammazione può entrare nel flusso sanguigno attraverso le gengive e diffondersi, e la parodontite ha un impatto negativo sulla salute generale in molti modi.

Muoversi in anticipo e chiarire subito la situazione con il dentista è sempre la scelta migliore: curare l’infezione alle prime fasi richiede interventi meno complessi e costi decisamente più contenuti rispetto al dover trattare situazioni avanzate o alla necessità di sostituire i denti persi.

Vuoi fissare un appuntamento con uno specialista? Se soffri di gengive che sanguinano o mobilità dentale, rivolgiti al tuo parodontologo di fiducia per una diagnosi tempestiva e un piano di trattamento personalizzato.

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