
Quando sentiamo la parola squalo, ci viene presentata un'immagine molto specifica nella mente. Tutti abbiamo visto le immagini in televisione. Molti di noi hanno visto i loro cadaveri fuori dall'acqua e pochi fortunati li hanno visti vivi nel proprio habitat. Ma pur avendo una chiara immagine rappresentativa, lo squalo è ancora un animale completamente sconosciuto alla maggior parte di noi.
La prima cosa che dovremmo sapere è che gli squali fanno parte del gruppo degli "elasmobranchi" (squali, squali tope e razze) o "pesci cartilaginei". Questi differiscono dai pesci ossei per diversi motivi: ovviamente perché il loro scheletro non è fatto di ossa ma di cartilagine. Come gli squali non hanno costole. Hanno muscoli potenti fortemente attaccati alla pelle. Questi, accanto alla forma fusiforme del suo corpo, danno loro la forza caratteristica che permette loro di raggiungere velocità così elevate nei loro spostamenti.
Inoltre, perché il suo corpo è ricoperto di denticoli dermici e non di squame. Accarezzando delicatamente la sua pelliccia dalla testa alla coda, puoi sentire i minuscoli denti ruvidi che lo ricoprono. Questa spessa pelle li protegge dall'atmosfera gelida delle profondità. Tuttavia, sebbene gli squali siano generalmente animali ectotermici (a sangue freddo), le cinque specie della famiglia Lamnidae hanno l'incredibile capacità di adattare la propria temperatura corporea all'esterno, trattenendo il calore prodotto dai loro muscoli e aumentando così la loro temperatura fino a 25 gradi in più.
I denti degli squali si sono evoluti dalla modificazione dei denticoli dermici (scaglie placoidi) che rivestono la pelle di questi pesci cartilaginei e, fondamentalmente, ne hanno mantenuta la struttura interna. Infatti, come è ben noto, gli squali sono animali di origini antichissime, essendo comparsi nelle acque del globo circa 400 milioni di anni fa, tra il Siluriano e il Devoniano Inferiore. Ciò appare particolarmente curioso in quanto il resto dello scheletro dello squalo, essendo cartilagineo, fossilizza assai più difficilmente.
I più grandi denti fossili di squalo, sino ad ora rinvenuti, sono quelli del celebre Carcharodon megalodon, del Neogene, le cui dimensioni massime si aggiravano probabilmente intorno a 16 metri di lunghezza. Ma chiunque abbia cercato di riconoscere e identificare un fossile di squalo, soprattutto basandosi su di una pubblicazione particolarmente datata, avrà incontrato delle difficoltà a causa delle multiple potenziali identificazioni di caratteri similari. Questo può essere causato dalla familiarità e dalla similarità dei denti di differenti taxa, dai denti di un singolo taxon ascritto però a multiple specie.
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In sezione, è possibile osservare che ogni dente è composto dalla polpa, più internamente, la quale è protetta dalla dentina, che a sua volta è ricoperta dalla vitrodentina; l'intera struttura poggia su di una base ossea. I denti sono composti da due parti fondamentali, una corona ed una radice. Naturalmente la corona non è uguale a quella dei mammiferi perché non esiste nessuna connessione con l'osso della mascella. Il rivestimento esterno dei denti è costituito da smalto che protegge lo strato di dentina.
I denti sono disposti su più file, e la parte interna è riparata da una piega. La prima fila visibile di denti è dietro altre 4 o 5 file di denti pronti a sostituirle quando necessario. I denti degli squali non sono fissi nella cartilagine della mascella, ma sono tenuti ed ancorati al derma mediante fibre connettivali. Le arcate mascellari e mandibolari non presentano cavità alveolari che ospitino le radici dei denti, le quali sono invece fissate al tessuto connettivo che riveste l'arcata.
I denti lungo una medesima arcata mascellare o mandibolare sono fondamentalmente simili, sebbene la forma ed inclinazione tenda a mutare gradualmente verso gli angoli della bocca, mano a mano che diminuiscono le dimensioni dei denti. Le dimensioni dei denti possono variare considerevolmente. Sulla base del cibo preferito dalla specie, la natura "ha pensato" di dotare la bocca di questi animali con denti in numero e di forme differenti. Fauci enormi, denti acuminati ed affilati come rasoi in primo piano, questo è quello che solitamente vediamo in tv quando si parla di squali. Ma non tutti gli squali possiedono denti così evidenti, poiché ogni specie ha evoluto una dentatura adatta alla propria dieta.
Gli squali che abitualmente sono soliti cacciare in prossimità della costa, variano la loro dieta in funzione di quello che trovano, pesci piuttosto che invertebrati. Alcuni squali, come lo squalo balena o il Cetorino sono planctivori. Altre specie sono specializzate su pesci, molluschi, crostacei, foche, otarie e delfini. Sappiamo già che gli squali sono pesci cartilaginei, questo significa che il loro scheletro è diverso da quello di tutti gli altri vertebrati.
La rottura o la perdita di alcuni denti non costituisce, però, un problema per uno squalo, poiché la natura ha provveduto questi pesci di un eccellente sistema di ricambio dei denti che prosegue per tutta la vita del predatore. Ad ogni morso, il pesce può perderne anche più d'uno. La sostituzione avviene ogni 8-15 giorni. I denti si formano in una scanalatura presente sul lato più interno delle arcate mascellare e mandibolare.
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Il periodo di ricambio dei denti è variabile, dipendendo sia dalla specie che dall'età dell'individuo. In alcuni squali balenieri, genere Carcharhinus, il ricambio avviene ogni 8-15 giorni fino al primo anno di età del giovane squalo, quindi rallenta a circa una volta al mese. Quando uno squalo perde un dente ogni due settimane circa per i giovani e ogni due mesi per gli adulti, dietro è pronto quello nuovo che andrà a sostituire quello danneggiato o usurato, mettendosi in posizione verticale e spostandosi in avanti, si schiererà successivamente con gli altri.
Alcuni squali riciclano i propri denti ingoiandoli, in quanto costituiscono un'importante fonte di calcio.
Naturalmente i denti da soli sarebbero quasi inutili se non ci fosse l'ausilio delle mascella. Lo squalo moderno rispetto ai suoi antenati si è evoluto ed è in grado di attuare la protusione mascellare. Ora ci troviamo di fronte alla mobilità della mascella, che è capace di svincolarsi essendo disarticolata, proiettandosi in avanti durante il morso. Per esempio, lo squalo bianco ha la capacità di svincolare la mascella superiore dal cranio, consentendo l'articolazione nella regione posteriore della mascella con la cartilagine iomandibolare.
Gli squali sono in grado di nutrirsi di invertebrati come crostacei e molluschi, oppure vertebrati come pesci e carcasse di cetacei. Alcuni squali sono bentonici, altri pelagici, e altri ancora popolano le profondità abissali. Lo squalo da perfetto predatore, è capace di misurare la forza necessaria per produrre un attacco, e nel caso di un avversario poco importante utilizza spesso una sola fila di denti, qualora però le condizioni lo richiedano, di fronte ad un avversario imponente, può ricorrere a tutto l’arsenale a disposizione.
Gli squali non fanno uso dei loro denti unicamente per fini alimentari. La maggior parte di specie di squali ha pochi predatori, se si eccettuano gli altri squali e l'uomo. Non vi è dubbio che la potenza della loro dentatura sia un deterrente di grande efficacia contro i possibili attacchi di altre creature marine. I denti sono anche usati come arma negli scontri ritualizzati tra squali.
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Un altro uso dei denti è quello che ne fa il maschio prima e durante l'accoppiamento: mordendo sulle pinne e la testa la femmina e trattenendola con i denti, la invita alla copula lasciandole delle caratteristiche cicatrici. Durante l'accoppiamento, il maschio morde una pinna pettorale della femmina per aggrapparsi ad essa e mantenere lo stesso orientamento del fermaglio all'interno della cloaca. Questo di solito è un atto abbastanza aggressivo dopo il quale la femmina rimane esausta e piena di ferite su tutto il corpo.
Welton e Farish nel 1993 hanno definito tre tipologie di ricostruzione dei denti: Natural tooth set: che comprende la mascella inferiore è superiore articolate come quando l'animale era in vita; Associated tooth set: che prevede denti disarticolati provenienti però dallo stesso individuo; Artificial tooth set: dove la ricostruzione del dentario avviene utilizzando denti appartenenti a differenti individui distinti. Cunningham, che utilizzo come riferimento, ha seguito questa stessa convenzione nella nomenclatura.
Di conseguenza, le 479 specie di squali esistenti mostrano un'ampia ed affascinante variabilità di caratteri, anche a livello della morfologia della dentatura. I denti appartenenti ad una stessa specie, sono distinguibili sulla base delle varie fasi di crescita, e al differente regime alimentare che esiste tra individui più giovani e adulti. Vi sono squali che in età adulta hanno denti immediatamente distinguibili, mentre da giovanissimi presentano denti estremamente simili ad altre specie, tanto da essere riconoscibili solo da un osservatore esperto.
In alcuni squali, per esempio quelli del genere Heterodontus (= denti diversi), troviamo una variabilità fra i denti anteriori e quelli posteriori. I denti differiscono dalla mascella superiore a quella inferiore, allo scopo di garantire la massima efficacia durante il morso. In genere i denti inferiori sono più acuminati e sottili, atti a trattenere la preda, mentre i denti superiori sono più grandi, robusti ed affilati per tranciarla.
La nostra opera di sensibilizzazione su queste problematiche continua, con i nostri articoli e con le nostre news, certi che il progetto "Save the Shark and the Sea" possa avere un'importanza fondamentale per la sopravvivenza del pianeta mare. Gli squali sono forme di vita antiche e complesse; approfondire la conoscenza della loro anatomia e della loro dentatura è essenziale sia per la ricerca paleontologica che per la conservazione delle specie attuali.
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