Fisiopatologia e formazione dell’ascesso dentale: cause, segni clinici e gestione

L’ascesso dentale è un termine che chiunque, almeno una volta nella propria vita, ha sentito nominare. Quasi sempre, purtroppo, con una certa sensazione di paura se non addirittura di terrore. In effetti, l’ascesso dentale è tra le patologie batteriche della bocca quella più dolorosa e temuta. Importante quindi è averne un minimo di conoscenza per saperlo riconoscere e contrastare efficacemente.

Cos’è un ascesso dentale: definizione e componenti del pus

L’ascesso dentale è un accumulo di pus nella zona dei tessuti che circondano il dente ovvero gengiva e osso mandibolare. Il pus accumulato è un fluido di colore giallastro composto da batteri, cellule morte e globuli bianchi. Quando gli agenti patogeni penetrano nei tessuti, il sistema immunitario reagisce convogliando il pus nella zona dove il processo infettivo si manifesta. Questo processo risulta nella necrosi dei tessuti coinvolti e nella formazione del materiale purulento che definisce l’ascesso.

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Fisiopatologia: come si forma un ascesso dentale

La causa dell’ascesso dentale, detto in parole semplici, è un’infezione. In parole povere è il tentativo da parte dell’organismo di eliminare un problema come un dente fratturato o morto che il nostro organismo non riconosce come suo. La carie viene trascurata e prosegue il suo percorso verso la polpa dentale; quest’ultima muore, va in necrosi ed è inevitabile che venga a crearsi un accumulo di materiale purulento.

Si tratta di una necrosi della polpa dentale, causata da una carie profonda, che porta alla formazione di un granuloma periapicale fino a degenerare in ciste; la ciste se si infetta causa l’ascesso. I batteri dai tessuti duri del dente invadono la polpa dentale e si diffondono ai tessuti che circondano il dente. I batteri penetrano nei tessuti stimolando una rapida reazione difensiva del nostro organismo con la produzione di pus.

Lo sviluppo dell’ascesso dentale ha delle fasi precise. Inizia con gonfiore della guancia, quindi si può creare una fistola, ovvero un canale di drenaggio per far fuoriuscire il pus. Senza trattamento, il pus cresce in quantità e la cavità che contiene l’ascesso si dilata fino a formare una fistola o una cisti. In alcuni casi la rottura spontanea può determinare drenaggio ma non sempre risolve completamente l’infezione.

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Tipi di ascesso dentale

  • Ascesso endodontico (periapicale) - Colpisce l’apice del dente ed è dovuto alla necrosi del tessuto pulpare contenuto nei canali del dente. La carie che raggiunge la polpa genera l’infezione che porta all’ascesso con pus.
  • Ascesso parodontale - Causato da un’infezione del parodonto, l’insieme dei tessuti che sostengono il dente (gengiva, osso alveolare e legamento parodontale). L’ascesso parodontale nei pazienti interessati può portare a gravi danni e alla perdita del dente se non trattato.
  • Pericoronarite (ascesso del dente del giudizio) - Infiammazione del sacco pericoronarico che avvolge un dente semi-incluso; comune nei terzi molari inclusi o semi-inclusi.

Cause e fattori predisponenti

Le cause di un ascesso dentale possono essere molteplici e non sempre riconducibili solo a scarsa igiene orale. Tra le principali vi sono:

  1. Carie non curata che raggiunge la polpa dentale.
  2. Dente fratturato o devitalizzazione eseguita in modo non corretto (ad esempio senza l’uso della diga di gomma).
  3. Patologie parodontali come gengivite e parodontite che facilitano l’ingresso e la proliferazione batterica.
  4. Condizioni sistemiche che compromettono la risposta immunitaria (diabete, immunodepressione, chemioterapia).
  5. Traumi o lesioni locali che facilitano la penetrazione di batteri.

Segni clinici e sintomi

I sintomi più comuni di un ascesso dentale sono rappresentati da dolore intenso, pulsante e difficile da sopportare; il dolore aumenta durante la masticazione e al semplice sfioramento. A livello locale si osserva gonfiore più o meno duro della zona interessata, arrossamento, calore e talvolta presenza di fluttuazione se il pus è localizzato sotto i tessuti molli.

Se l’infezione progredisce possono manifestarsi sintomi sistemici come febbre, ingrossamento dei linfonodi del collo, alitosi, spossatezza e, nei casi più gravi, segni di diffusione loco-regionale o sistemica. In alcuni pazienti l’ascesso può presentarsi inizialmente senza dolore ma con gonfiore; quando il pus trova un percorso di uscita il dolore può diminuire ma l’infezione rimane attiva.

Complicanze e quando preoccuparsi

L’ascesso dentale è un’infezione e come tale non deve mai essere trascurata. La disseminazione sistemica dell’infezione è potenzialmente fatale. Se la diffusione batterica progredisce a livello loco-regionale o attraverso il circolo ematico, il clinico potrebbe trovarsi di fronte a infezioni dentali gravi, potenzialmente fatali, soprattutto nei pazienti immunocompromessi.

La raccolta ascessuale progredisce e si espande a seconda della relazione dell’apice del dente con le inserzioni muscolari e i piani fasciali, la zona cervicale, l’area periorbitale, i seni o il mediastino. Le complicanze possono includere batteriemia, rottura in tessuti adiacenti, alterata funzione di organi vitali e setticemia in casi estremi.

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Diagnosi

Un esame clinico visivo è solitamente sufficiente per diagnosticare l’ascesso dentale. Il dentista esegue l’ispezione, la palpazione e può richiedere indagini strumentali come radiografie endorali o ortopantomografia per identificare l’estensione dell’infezione e la relazione apice-denti-tessuti circostanti. Per i quadri di diffusione loco-regionale è utile l’impiego di tomografia computerizzata (TC), risonanza magnetica (RM) e imaging con ultrasuoni per identificare vie di disseminazione e pianificare l’intervento.

Trattamento e gestione

La gestione dell’ascesso dentale localizzato deve sempre prevedere il trattamento odontoiatrico più immediato possibile dell’elemento infetto, sia esso di tipo estrattivo o di tipo endodontico, oltre al drenaggio della raccolta purulenta. Il drenaggio del pus deve sempre essere effettuato senza ritardo. Le infezioni dentali gravi richiedono la gestione in ambito ospedaliero con approccio multidisciplinare (chirurgo orale o maxillo-facciale, anestesista rianimatore se vie aeree compromesse).

In prima istanza si somministrano antibiotici prescritti dal medico (amoxicillina, metronidazolo, penicilline di semisintesi o macrolidi a seconda dei casi), e analgesici/antinfiammatori per il controllo del dolore (ibuprofene, naproxene, paracetamolo). Tuttavia, gli antimicrobici sistemici sono generalmente inefficaci senza un adeguato drenaggio.

Le opzioni terapeutiche comprendono:

  • Incisione e drenaggio dell’ascesso con rimozione del pus, tessuto necrotico e detriti.
  • Terapia endodontica (devitalizzazione) se il dente è recuperabile e la polpa è coinvolta.
  • Estrazione dentale se il dente non è recuperabile o rappresenta il focolaio dell’infezione.
  • Drenaggio percutaneo (agoaspirazione) guidato da ecografia o TC per ascessi profondi o non raggiungibili chirurgicamente facilmente.
  • Somministrazione parenterale di antibiotici e monitoraggio ospedaliero nei quadri disseminati o severi.

Rimedi temporanei e precauzioni

Esistono alcuni rimedi non farmacologici in grado di alleviare temporaneamente i sintomi dell’ascesso dentale prima della visita dentistica, ma sono esclusivamente palliativi e non curativi. Tra questi vi sono impacchi freddi (borsa del ghiaccio sulla guancia vicino alla zona dolente) e risciacqui rapidi con acqua tiepida e sale grazie alla naturale funzione antisettica. Queste pratiche possono alleviare temporaneamente il dolore ma non risolvono la causa.

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Tutte le soluzioni fai da te sono fortemente sconsigliate: in nessun caso bisogna tentare di incidere o bucare l’ascesso in casa. L’unica soluzione sicura è rivolgersi al dentista che effettuerà la diagnosi e il trattamento adeguato.

Prevenzione

Per ridurre il rischio di ascesso dentale è fondamentale mantenere una corretta igiene orale quotidiana (spazzolino e filo interdentale), effettuare visite periodiche dal dentista e trattare tempestivamente carie e patologie parodontali. In caso di devitalizzazioni o otturazioni, l’uso della diga di gomma evita la contaminazione dei canali radicolari da saliva e respiro del paziente. Nei bambini e nelle donne in gravidanza è importante un’attenzione particolare: i bambini vanno abituati fin da piccoli a una buona igiene orale e controlli regolari, mentre durante la gravidanza la donna è più soggetta a infezioni del cavo orale.

Durata e prognosi

La durata del gonfiore e dei sintomi dipende dalla tempestività e dall’adeguatezza del trattamento. In genere, sotto terapia antibiotica e con drenaggio, il dolore si risolve in 5-7 giorni e l’ascesso regredisce; successivamente si procede alla risoluzione della causa (devitalizzazione, otturazione o estrazione). Se l’infezione viene intercettata subito e prontamente trattata, il recupero è rapido. Se ignorata, l’evoluzione impiega settimane o mesi e può portare a complicanze severe fino alla perdita del dente.

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Tabella riassuntiva: elementi chiave nella gestione dell’ascesso dentale

Fase Intervento Obiettivo
Diagnosi Esame clinico, radiografie, TC/RM se necessario Valutare estensione e gravità
Trattamento iniziale Incisione e drenaggio + antibiotici Ridurre carica batterica, evacuare pus
Trattamento definitivo Devitalizzazione / otturazione o estrazione Eliminare la causa scatenante
Follow-up Monitoraggio clinico e radiografico Assicurare guarigione e prevenire recidive

Quando rivolgersi urgentemente al dentista o in ospedale

Contatta subito il dentista se riconosci sintomi come mal di denti intenso e persistente, gonfiore marcato della guancia, febbre, difficoltà a deglutire o respirare, o aumento rapido del gonfiore. I quadri di infezione disseminata richiedono la gestione tempestiva del paziente in ambito ospedaliero, senza ritardo alcuno. Il trisma grave e la compromissione delle vie aeree richiedono, in particolare, il consulto e l’intervento di un anestesista rianimatore.

Ricorda: il dentista deve drenare la raccolta ascessuale il prima possibile; le infezioni dentali gravi devono essere clinicamente valutate per accertare il livello di coinvolgimento locale e sistemico. L’impiego parenterale di antibiotici ad ampio spettro è raccomandato quando indicato e il paziente va monitorato nel tempo.

Domande frequenti (estratto)

  • Si può bucare un ascesso a casa? No: mai incidere o bucare un ascesso in casa; ciò può diffondere l’infezione e peggiorare la situazione.
  • Quanto dura il gonfiore? Dipende dalla cura antibiotica e dal drenaggio: con trattamento adeguato i sintomi migliorano in pochi giorni.
  • Un ascesso dentale è contagioso? L’ascesso stesso non è considerato contagioso, ma i batteri coinvolti possono essere trasmessi; la fuoriuscita di pus nei casi gravi può portare a complicazioni sistemiche.
  • Si può risolvere solo con antibiotici? Gli antibiotici aiutano ma spesso non bastano senza drenaggio e rimozione della causa.

In caso di sospetto di ascesso dentale, la prima cosa da fare è contattare il proprio medico odontoiatra o dentista. Tutte le soluzioni fai da te sono fortemente sconsigliate: serve l’intervento professionale per diagnosticare la causa e applicare il trattamento appropriato.

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