
La storia di Palazzolo Acreide è un amalgama di stratificazioni culturali e architettoniche che vanno dall'età preistorica alla modernità, passando per la colonia greca di Ákrai, il dominio romano, le dominazioni medievali e la ricostruzione barocca successiva al terremoto del 1693. L'odierno nome è la fusione di due elementi distinti: l'antica Acrae (Άκραι) e la successiva aggiunta medievale Palazzolo, derivata dal latino palatium con il suffisso -olum.
Le due parti del nome di questo comune hanno origini differenti. L'odierna Palazzolo si colloca nello stesso territorio di una colonia greca riportata da Tucidide come Ἄκραι (Ákrai) che, derivando dal greco antico ἄκρα (ákrā), significa "cima", "picco", "estremità" ma anche "castello" o "cittadella che domina una città, latinizzato in Acrae. Il nome attuale trae chiaramente origine dal latino palatium, che col suffisso -olum diventa quindi Palatiolum. Tutt'oggi una delle zone più elevate del comune è chiamata palazzu. In siciliano il paese è noto semplicemente come Palazzolu oppure - con la dittongazione tipica dei dialetti siciliani della zona - Palazzuolu.
Palazzolo Acreide dista 44 chilometri da Siracusa; 39 chilometri da Ragusa, e 91 chilometri da Catania.
«Acre e Casmene furono fondate dai Siracusani: Acre settant'anni dopo Siracusa, Casmene vent'anni circa dopo Acre. Era quindi una colonia siracusana fondata attorno al 664 a.C. (70 anni dopo la fondazione di Siracusa) dagli stessi siracusani. Della città antica si conservano numerose testimonianze, in particolare un importante edificio teatrale e un complesso di edifici adiacenti all'agorà greco-romana. Di una strada urbana identificata con il decumano si conserva integro il manto stradale.
Le ricerche archeologiche hanno evidenziato presenza di un abitato in una fase anteriore alla colonizzazione greca; d'interesse è a questo proposito la necropoli della Pinita, un complesso di sepolcri scavati lungo una ripida parete di calcare, che molto assomiglia alle maestose sepolture di Pantalica. Della popolazione che vi seppellì i propri defunti si conosce poco; i sepolcri, già svuotati nell'antichità, hanno restituito alcuni manufatti noti all'archeologo; molto interessante è un sepolcro per la caratteristica volta micenea a testimonianza dei rapporti con il mondo greco ed egeo.
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La città greca sorgeva sull'altura del monte Acremonte; in questa località sono stati nel tempo localizzati un Aphrodision (Heraion?) e altri edifici religiosi citati nell'iscrizione Kaibel 217. Di notevole importanza storica è il santuario extraurbano di Cibele identificato dal marchese Paolo d'Albergo e successivamente fatto conoscere dal pittore francese Jean Houel che visitò Palazzolo nel 1777. Durante il periodo greco la città coniò una moneta con l'effigie della dea Demetra e si arricchì di importanti edifici civili; al regno di Gerone II, probabilmente nato o cresciuto in questa località, si deve il riordino urbano dell'abitato in epoca ellenistica.
Del periodo romano si conservano parecchie testimonianze; tra queste ad esempio la base di una statua onoraria dedicata a Caio Verre intercettata da Gabriele Judica. La presenza dei cristiani è testimoniata dalle catacombe urbane dell'Intagliata e dell'Intagliatella, ma anche e soprattutto da un cospicuo numero di catacombe rurali note alla letteratura scientifica. Importanza notevole rivestono in questo contesto le iscrizioni greche e cristiane studiate da Giovanni Pugliese Carratelli.
La città antica fu distrutta dalle truppe islamiche nell'827: le truppe islamiche si accamparono nei suoi pressi in attesa di occupare Siracusa. È uno dei casi in cui l'ellenica colonia si trovò coinvolta nelle sorti della madrepatria che, come tutta la Sicilia, florido granaio, era considerata facile terra di conquista ricca di monumenti e di preziose riserve.
L'attuale centro abitato di Palazzolo Acreide fu fondato dai normanni nel XII secolo. Il centro medievale sorse vicino all'antica Acre, su un piccolo sperone roccioso sottostante, in posizione strategica di controllo sul territorio e sulle vie di comunicazione, là dove sorgeva un palatium imperiale, che ha determinato il nome del nuovo abitato: Palatiolum. Qui venne edificato un castello ad opera dei normanni.
Dal 1104 si avvicendarono a Palazzolo diverse baronie: da Guifredo figlio del conte Ruggero ad Artale d'Alagona, per finire ai principi Ruffo di Calabria. Nel XIII-XIV secolo l'incremento demografico determinò l'espansione dell'abitato nell'area circostante.
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L'epoca aragonese fu una delle più turbolente per la Sicilia per via del regio dominio e delle lotte fra baroni. Ruggero I d’Altavilla e i suoi successori riorganizzarono diocesi e feudi; con il passare dei secoli Palazzolo conobbe alterne fortune feudali: la Baronia di Palazzolo fu investita al catalano Guglielmo de Castellar e, nel XIV secolo, la signoria passò a varie famiglie per successione, ribellioni, confische e vendite fino ai Campolo, agli Alagona e ad altri baroni locali.
Il 18 gennaio 1404 iniziò un assedio che si protrasse fino al 12 febbraio contro il Campolo, con l'intervento diplomatico degli intermediari che sciolse la contesa. Nel 1397 Palazzolo fu difesa dall'assedio di Guglielmo Raimondo Moncada; figure come Mainitto Sortino II e Guglielmo Boira comparvero negli atti locali come castellani o capitanei, amministratori del territorio.
Il terribile terremoto del 1693 rase al suolo molte cittadine dell'entroterra siciliano. Il terremoto del 1693 è stato uno dei più violenti che abbiano colpito la Sicilia. La magnitudo raggiunta, 7.6, è la più alta registrata in tutto il Paese. Questa scossa tremenda distrusse 45 centri abitati tra cui Palazzolo Acreide.
La ricostruzione dei palazzi avvenne in uno stile elegante, impreziosito dalle sfarzose facciate ricche di dettagli lussuosi. Le chiese presentano dei preziosi interni, con ricchissimi intarsi sulle facciate. L'eccezionalità di questo movimento stilistico sta nel fatto che la ricostruzione contestuale di tutta l'area ha regalato una coerenza stilistica in tutta la zona.
Partendo da Piazza del Popolo ci si stupisce di fronte alla grandiosità della chiesa di San Sebastiano, ricostruita dopo il terremoto del 1693; la scenografica scalinata aggiunge fascino alla facciata a tre ordini. La nostra visita comincia dalla piazza del Popolo, con uno dei gioielli del barocco siciliano, la chiesa di San Sebastiano. Sul lato ovest della piazza, il palazzo del Comune (1908) ha una struttura architettonica classica con intagli decorativi in stile liberty.
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In corso Vittorio Emanuele, sulla destra, il palazzo Judica (1790) ha una facciata in stile barocco con mensoloni e decorazioni ispirati a figure della classicità. Alla fine del corso, la chiesa dell'Immacolata, dalla sinuosa facciata barocca convessa, custodisce una statua in marmo bianco di Carrara della Madonna col Bambino, capolavoro rinascimentale (1471-72) dello scultore dalmata Francesco Laurana.
Poco oltre, la chiesa di San Michele Arcangelo, riedificata anch'essa dopo il 1693, ha la facciata che si eleva su una gradinata sviluppandosi su due ordini; spicca a sinistra la torre campanaria esagonale racchiusa da una cupola. L'interno è suddiviso in tre navate con colonne di pietra bianca. Scendendo si trova la chiesa dell'Annunziata, riedificata ad opera di Giuseppe Ferrara dopo il terremoto del 1693, vanta una facciata caratterizzata da quattro colonne tortili binate, e un interno a tre navate con un prezioso altare di marmo.
Lungo il corso Vittorio Emanuele i palazzi barocchi ricordano la presenza delle famiglie nobili e maggiorenti di una città per nulla di provincia: come quello dell'archeologo Judica, della fine del '700, il secentesco Palazzo Pizzo, fino alla Chiesa dell'Immacolata già Santa Maria di Gesù.
L'area archeologica custodisce i resti dell'antica Akrai fondata dai Greci di Siracusa. Al suo interno si trova il teatro greco costruito intorno al II sec. a.C. durante il regno di Ierone II. A ridosso del teatro si notano i resti del tempio di Afrodite (VI sec. a.C.). A sud-est le latomie dette dell'Intagliata e dell'Intagliatella, usate dapprima come cave di pietra per la costruzione di Akrai, poi come luoghi di sepoltura in età cristiana. Accanto al teatro è visibile l'asse viario principale, il decumano, con pavimentazione lavica. In una vicina contrada si trova il maggiore santuario finora noto, dedicato al culto della dea Cibele. Il sito è databile tra la fine del IV e il III sec. a.C.
Casa-museo di Antonino Uccello contiene un'interessante raccolta di materiale etnografico siciliano. Fu aperto dal fondatore nel 1971, e alla sua morte nel 1979 fu acquistato dalla Regione Siciliana. Un altro spazio di interesse è il Museo dei Viaggiatori di Sicilia, ospitato nel Palazzo Vaccaro, che conserva cimeli, cartografie e incisioni del Grand Tour, ricordando visite di viaggiatori come Jean Houël.
Il 15 luglio 1690 la Sacra Congregazione dei Riti riconobbe il patronato di S. Paolo sulla "terra" di Palazzolo, ponendo fine, almeno sul piano ecclesiastico e giurisdizionale, a una polemica tra quartieri cittadini. I festeggiamenti, fino agli anni sessanta, duravano circa una settimana, in quanto per l'occasione si tenevano fiere di bestiame, note in tutta la Sicilia. Oggi i festeggiamenti durano tre giorni.
Nel primo giorno si svolgono concerti di musica leggera al giardino pubblico (“a sirata â villa”) solo per San Paolo (27 giugno) e San Sebastiano (8 agosto). Il terzo giorno è quello dei festeggiamenti veri e propri: le messe solenni, quelle cantate, il panegirico e, alle tredici, l'uscita del santo dalla chiesa (“a sciuta ri manzjornu”), tra scampanii, fuochi artificiali e lancio di nzareḍḍi, portato, secondo la tradizione, a spalla (“a spaḍḍa nura”) e seguito da fedeli, soprattutto donne, a piedi nudi (“u viaggiu scausu”), che adempiono lo scioglimento di un voto.
Il santo viene fatto uscire anche di sera verso le ore 20 e condotto per tutto il paese secondo itinerari tradizionali, accompagnato dalle bande musicali e dai fedeli. È da segnalare, infine, la festa con processione dell'Immacolata (8 dicembre), ripristinata da qualche anno.
Un rito caratteristico della festa di S. Paolo è il lancio delle nzareddi: i nastri benedetti distribuiti ai fedeli che venivano legati alle corna dei buoi o lanciati in aria, simboli di protezione e augurio di fertilità. Un altro elemento forte è il rito dei bambini "crepati" (bambini erniosi) che venivano esposti alla protezione del santo; nel corso del tempo la pratica è evoluta nella tradizionale alzata dei bambini al simulacro.
Negli ultimi anni Palazzolo Acreide è diventata centro, nella provincia di Siracusa, di una tradizione enogastronomica di alto livello. Le tradizioni culinarie di un tempo si fondono con l'ingegno di un popolo laborioso e attento. Prodotto tipico di Palazzolo è il ragusano DOP, un formaggio a pasta filata prodotto con latte vaccino. Come tradizioni gastronomiche ricordiamo la "salsiccia palazzolese", le paste di mandorle, la produzione di olio extravergine d'oliva (monti Iblei DOP, zona val d'Anapo), e piatti caratterizzati dalla flora iblea: timo, asparagi, finocchietto selvatico, origano, "jiti o amareḍḍi" (bietole).
Distrutta dal terremoto del 1693, la città fu ricostruita parte sulle strutture originarie del quartiere medievale e parte attorno all'attuale corso principale. Lo stemma è stato adottato con delibera del consiglio comunale del 4 ottobre 1884 e rappresenta un'aquila coronata, caricata in petto di un'antica moneta greca con la testa di Cerere frugifera e l'iscrizione AKRAION.
La provincia di Siracusa è stata notata presto dai grandi registi italiani e anche Palazzolo è stata protagonista di molti film. Del resto la cittadina, di cui si intravede l'antica opulenza, ha fama di essere festaiola. La Sicilia è sempre stata un grande set a cielo aperto. Quando arriva la bella stagione, la Sicilia si risveglia in un'esplosione di colori e profumi.
Molti degli edifici e dei complessi cimiteriali cristiani furono esplorati dal barone Gabriele Judica di Baulì. Delle ricerche effettuate dal nobile archeologo si conserva una dettagliata relazione in una pregiata edizione del 1819, oggi piuttosto rara, ma di facile reperimento nelle biblioteche specializzate. Di recente le ricerche sono state riprese dall'Università di Varsavia che ha condotto nell'area della città greco-romana alcune campagne di scavo. Paolo Orsi, grande archeologo, legò il suo nome alla quarantennale esperienza vissuta in parte tra scavi e ricerche nel territorio della prima colonia greca di Siracusa, e quasi sempre mantenne con la cittadina un rapporto affettivo, contemplativo, di vera amicizia.
| Periodo | Evento / caratteristica |
|---|---|
| Prima della colonizzazione greca | Necropoli della Pinita; sepolcri con volta micenea |
| VII sec. a.C. | Fondazione di Ákrai come colonia siracusana (circa 664 a.C.) |
| Epoca ellenistica | Riorganizzazione urbana, coniazione di moneta (Demetra) |
| Periodo romano | Testimonianze monumentali e iscrizioni; base della statua a Caio Verre |
| IX sec. | Distruzione dell'antica città da parte delle truppe islamiche (827) |
| XI-XII sec. | Fondazione del nuovo centro normanno (Palatiolum), costruzione del castello |
| XIV-XV sec. | Vicende feudali e cambi di baronia (Alagona, Campolo, Castellar, ecc.) |
| 1693 | Distruzione per il terremoto; ricostruzione in stile barocco |
Palazzolo Acreide è dunque un luogo in cui il passato antico convive con le stratificazioni medievali e le raffinature del barocco ricostruito; un territorio che ha conservato memorie archeologiche di grande rilievo e tradizioni popolari vive, formando un insieme unitario che racconta la ricchezza della Sicilia orientale.
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