
La parodontite è una malattia infiammatoria orale cronica che distrugge progressivamente le strutture portanti dei denti. Si manifesta solitamente come un peggioramento della gengivite e poi, se non trattata, con la mobilità e la perdita dei denti. Gli altri sintomi sono rari, tranne che in pazienti affetti da HIV o quando si sviluppano ascessi; in questi casi sono frequenti la comparsa di dolore e tumefazione. La diagnosi si basa sull'ispezione, sul sondaggio parodontale e sulle RX. Il trattamento comporta la pulizia dentaria fin sotto le gengive e un vigoroso programma di igiene domiciliare. I casi avanzati possono richiedere antibiotici e chirurgia.
La parodontite si sviluppa quando una gengivite, in genere con abbondante placca e tartaro (una concrezione di batteri, residui di cibo, saliva e muco con sali di calcio e fosfato) sotto il margine gengivale, non è stata adeguatamente trattata. Nella parodontite, si formano tasche profonde nel tessuto parodontale e possono ospitare microrganismi anaerobi che sono più dannosi di quelli di solito presenti nella gengivite semplice. I microrganismi colonizzatori sono Aggregatibacter actinomycetemcomitans, Porphyromonas gingivalis, Eikenella corrodens e molti bacilli Gram-negativi. Il microrganismo innesca il rilascio cronico di mediatori dell'infiammazione, come le citochine, le prostaglandine e gli enzimi rilasciati dai neutrofili e dai monociti. L'infiammazione che risulta colpisce il legamento parodontale, la gengiva, il cemento, e l'osso alveolare. Le gengive progressivamente perdono le inserzioni sui denti, ha inizio il riassorbimento osseo, e le tasche parodontali diventano più profonde. Con la perdita progressiva di osso, i denti possono diventare mobili e le gengive recedono. Nelle fasi successive è frequente la migrazione dei denti, e può verificarsi la perdita dei denti.
I fattori di rischio modificabili includono placca, fumo, obesità, diabete mellito (soprattutto di tipo 1), stress emotivo, carenza di vitamina C (scorbuto). Affrontare queste condizioni può migliorare i risultati del trattamento della parodontite.
La classificazione delle malattie e delle condizioni parodontali distingue 3 forme di parodontite: parodontite necrotizzante; parodontite come manifestazione diretta di una malattia sistemica; parodontite.
La parodontite necrotizzante è una patologia virulenta e rapidamente progressiva, caratterizzata da necrosi o ulcerazione delle papille interdentali, sanguinamento gengivale e dolore. Si verifica spesso in pazienti con sistema immunitario compromesso ed è spesso associata all'HIV. Clinicamente può ricordare gengivite ulcero-necrotizzante acuta associata a una parodontite a rapida progressione, con perdita di attacco considerevole in breve tempo. In casi rari può coinvolgere anche la cavità orale, causando stomatite necrotizzante o noma.
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La parodontite come manifestazione diretta di una malattia sistemica prevede uno stadio di gravità da I a IV e una velocità di progressione da A a C. La gravità è valutata in base alla perdita di attacco, profondità delle tasche e perdita ossea visibile alle RX. Nel 2009 circa il 47% della popolazione mostrava qualche grado di parodontite; nei soggetti >=65 anni era presente moderata o grave.
Altre condizioni parodontali includono ascessi parodontali, parodontite associata a lesioni endodontiche, deformità e condizioni dello sviluppo o acquisite e le malattie peri-impianti.
Il dolore è in genere assente, salvo infezioni acute nelle tasche o parodontite associata ad HIV. In presenza di placca si osserva gengivite significativo, con arrossamento, tumefazione ed essudato. Le gengive possono sanguinare facilmente e l’alito può essere maleodorante. L’aumento della mobilità dentale si accompagna a dolore durante la masticazione quando la radice è poco supportata. Con la progressione si osservano recessioni gengivali, perdita di osso e possibile migrazione dei denti. Le immagini indicano perdita di tessuto gengivale e osso attorno ai denti.
La differenza tra gengivite e parodontite è cruciale: la gengivite non coinvolge l’osso e i tessuti profondi, mentre la parodontite comporta perdita di attacco e distruzione dei tessuti di supporto. L’esame radiografico endorale o panoramico mostra la perdita ossea alveolare adiacente alle tasche parodontali.
Diagnosi precoce e accurata si basano su esame clinico, sondaggio parodontale e radiografie. L’ispezione di denti e gengive, associata al sondaggio delle tasche e alla misurazione della loro profondità, è di norma sufficiente per la diagnosi. Tasche profonde oltre 4 mm indicano parodontite; le RX rivelano perdita di osso. Un ulteriore supporto diagnostico può essere fornito dalla tomografia computerizzata Cone Beam (CBCT) per una visione tridimensionale, soprattutto in casi complessi, tenendo presente il principio ALARA (dose ridotta). La CBCT consente valutazioni volumetriche delle strutture ossee e dei tessuti molli della bocca, utile per pianificare interventi chirurgici.
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Un approccio diagnostico completo considera anche la storia clinica del paziente, i fattori di rischio (fumo, diabete, stress, genetica) e può includere analisi microbiologiche nei casi complessi per personalizzare la terapia antibiotica. Nei casi avanzati, un team multidisciplinare può essere necessario per ripristinare l’osso o rimuovere tessuto infetto.
L’imaging rappresenta il secondo livello della diagnostica parodontale. L’esame standard è la radiografia endorale periapicale; per sospetto di parodontopatia può essere utile una panoramica endorale per valutare l’insieme della dentatura. La radiologia convenzionale presenta limiti legati alla bidimensionalità delle strutture parodontali complesse. La CBCT fornisce una visione tridimensionale efficace, con dosi controllate e FOV ridotto quando possibile. Altre tecnologie emergenti includono l’OCT, la capillaroscopia endoscopica e la imaging fotoacustico, ancora in fase di sviluppo o sperimentazione, che mirano a offrire dettagli microstrutturali e dinamici della tasca parodontale. La RMN può offrire potenziali vantaggi nello studio dei tessuti molli, ma richiede ulteriori studi di applicabilità.
La diagnosi tiene conto della storia clinica e dei fattori di rischio: scarsa igiene orale, fumo, malattie sistemiche (come diabete), stress e predisposizione genetica. Questi elementi guidano la valutazione del rischio individuale e influenzano la scelta terapeutica. La valutazione comprende anche l’esame di condizioni legate a diabete, vitamina D e paratormone, che possono influire sull’osso e sulla guarigione post-terapia. Analisi di laboratorio, come test enzimatici (es. MMP-8) e test microbiologici, possono essere impiegati per monitorare l’attività infiammatoria e l’efficacia della terapia.
Il trattamento della parodontite mira a prevenire la perdita dentale e a controllare la malattia. La prima fase comprende detartrasi e levigatura radicolare per rimuovere placca e tartaro, accompagnate da igiene orale domiciliare rigorosa. Aree profonde possono richiedere accesso chirurgico per pulire e levigare la radice. In casi recalcitranti si possono usare antibiotici sistemici o localizzati, come doxiciclina in gel o microsfere di minociclina. In fasi avanzate, si valuta la chirurgia di riduzione/eliminazione della tasca, la rigenerazione dei tessuti persi e talvolta impianti a supporto protesico. Il controllo dei fattori di rischio è fondamentale: migliorare l’igiene, smettere di fumare, e controllare diabete e altre condizioni sistemiche.
Esistono protocolli specifici come Bioperio®, strutturati in step: Step I (controllo dei fattori di rischio e igiene), Step II (terapia non chirurgica), Step III (terapia chirurgica), Step IV (manutenzione). In molti casi, la gestione multidisciplinare e la personalizzazione del piano di trattamento si rivelano essenziali per la stabilizzazione e la conservazione dei denti naturali.
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Una diagnosi accurata consente di pianificare interventi mirati e monitorare la risposta al trattamento. L’esame radiografico endorale e la CBCT possono essere ripetuti nel tempo per valutare l’evoluzione della perdita ossea e la stabilità dei tessuti di supporto. L’uso di marker biologici e di analisi genetiche può offrire indicazioni sul profilo di rischio e sul piano di mantenimento a lungo termine.
La diagnosi della parodontite richiede un approccio integrato: esame clinico, sondaggio parodontale, radiografie endorali/panoramiche e, in casi complessi, CBCT. Il trattamento mira a controllare i fattori di rischio, rimuovere la placca e tartaro, e restaurare o rigenerare tessuti persi, con un piano di supporto a lungo termine. La preservazione dei denti naturali rimane l’obiettivo primario, associato a una gestione personalizzata del paziente e a un regime di mantenimento accurato.
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