
La Società Svizzera di Parodontologia (SSP) è stata fondata nel 1971 con il nome iniziale di SGP; nel 1998 la società scientifica cambiò il suo nome in SSP. La Società Svizzera di Parodontologia (SSP) è un membro orgoglioso della Federazione Europea di Parodontologia (EFP). L’anniversario dei 50 anni nel 2021 è l’occasione per la SSP di espandere sostenibilmente le sue attività.
La sua mission culturale e scientifica è quella di essere un punto di riferimento per l’attività quotidiana dei colleghi, mettendo in luce quanto siano rilevanti i rapporti tra la salute parodontale e la salute orale e generale. Promuoviamo la prevenzione della salute parodontale nella pratica, nell'insegnamento, nella ricerca e nel pubblico. Nella SSP promuoviamo lo scambio professionale e discutiamo sui concetti di trattamento.
La missione include anche il contatto con i cittadini per condividere con il pubblico nozioni corrette su cause, caratteristiche, sviluppo e cura delle malattie parodontali. La parodontite è una delle malattie croniche più comuni a livello mondiale, che colpisce circa il 40% della popolazione. Le malattie gengivali sono molto diffuse in tutto il mondo.
Il Master ha lo scopo, attraverso l'acquisizione da parte dei partecipanti di specifiche competenze, di formare dei professionisti capaci di elaborare e portare a compimento piani di trattamento di casi parodontali complessi, di maturare conoscenze teoriche, scientifiche e professionali nel campo della diagnosi parodontale, nelle procedure di controllo dell’infezione, di correzione chirurgica dell’anatomia attraverso metodiche resettive, riparative e rigenerative; sono specifici ambiti di competenza la diagnosi, la prognosi ed il trattamento delle patologie infiammatorie a carico dei tessuti parodontali e perimplantari.
- l’approfondimento di conoscenze nelle discipline biologiche e mediche attinenti l’anatomia, la fisiologia e la fisiopatologia del distretto dento-maxillo-facciale, con particolare riferimento allo sviluppo embriologico, nonché ai meccanismi patogenetici molecolari cellulari e microbiologici della parodontite.
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- l’apprendimento e l’acquisizione di capacità di interpretazione di dati epidemiologici.
- una conoscenza completa ed esaustiva delle metodiche diagnostiche, cliniche e strumentali, dei vari processi patologici a carico dei tessuti parodontali. Questo momento viene raggiunto attraverso una intensa e controllata attività pratica eseguita direttamente su pazienti sotto adeguato controllo di tutor qualificati.
- l’acquisizione di specifiche competenze volte alla prevenzione primaria e la correzione delle patologie gengivali, nonché al trattamento delle varie forme di parodontite nel soggetto in crescita e nell’adulto. questo obiettivo viene raggiunto consentendo allo studente del corso master di operare direttamente sul paziente trova Angela continua assistenza di personale di tutoraggio assolutamente qualificato.
- l’acquisizione di specifiche conoscenze e competenze nel trattamento dei difetti dei tessuti molli parodontali sia per una finalità estetica che funzionale.
- l’acquisizione di specifiche conoscenze e competenze sugli aspetti diagnostici e sulle soluzioni terapeutiche non chirurgiche riferibili a problematiche perimplantari, nonché sulle soluzioni terapeutiche chirurgiche attuabili. Questo aspetto appare particolarmente importante se consideriamo la crescente diffusione della l'antologia in campo denale. questo fenomeno condotto ad un incremento vistoso della patologia peri-implantare.
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- l’approfondimento di conoscenze sulle implicazioni loco-regionali e sistemiche correlate alla patologia ed al trattamento parodontale di pazienti affetti da malattie di altri sistemi ed organi, ivi comprese le malattie rare.
Abbiamo quattro categorie di soci attivi. Membri junior sono dentisti con un diploma di 'Master of Dental Medicine' di un'università svizzera durante i primi tre anni (dalla data del certificato di master). Alla scadenza dei tre anni, la membership junior viene automaticamente convertita in una membership attiva, a meno che non venga dichiarata l'uscita per iscritto prima della fine dello status, rispettando i termini previsti dall'art.
La SSP organizza e promuove corsi, eventi formativi e momenti di aggiornamento teorico-pratico per consentire ai professionisti di acquisire e mantenere le competenze necessarie per trattare la parodontite e le condizioni correlate. Per curare la parodontite servono tempo, metodo e motivazione sia per i dentisti sia per i pazienti. E un rigoroso percorso a step che, però, porta risultati efficaci.
Il trattamento della parodontite richiede molta competenza. Il corposo lavoro è l’adattamento italiano alle Linee guida della Federazione Europea di Parodontologia, e ha l’obiettivo di guidare il professionista, in quattro step principali, nel trattamento della parodontite nei suoi vari stadi di malattia alla luce delle evidenze scientifiche più recenti.
Prima di iniziare la terapia parodontale vanno controllati se possibile i fattori di rischio sistemici e locali, cambiati i comportamenti dei pazienti, se non corretti: ad esempio il fumo andrebbe eliminato o moderato. Tabak- und Nikotinkonsum ist einer der bedeutendsten beeinflussbaren Risikofaktoren für Parodontitis - und gleichzeitig ein Thema, das im klinischen Alltag oft zu kurz kommt.
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Stabilita una diagnosi corretta di parodontite, lo step 1 consiste nel controllo del biofilm sopragengivale domiciliare, nella rimozione meccanica professionale della placca e dei depositi mineralizzati e nel controllo dei fattori di rischio, come fumo, diabete o assunzione di farmaci. Il dentista, prima di eseguire le manovre di igiene orale sottogengivale, deve eliminare la placca e il tartaro presenti nelle sedi sopragengivali e fare in modo che il paziente attraverso le adeguate manovre di igiene orale domiciliare si presenti ai controlli con poca o nulla placca sui denti.
Lo step 2 della terapia parodontale prevede la strumentazione sottogengivale, manuale o meccanica, per rimuovere i depositi, nel rispetto dei tessuti molli e duri, e le eventuali terapie aggiuntive. Il secondo step riguarda la strumentazione sottogengivale con curettes ed ultrasuoni, spesso da eseguire in regime di anestesia locale. Tra queste ultime, quelle che le linee guida suggeriscono di non usare affatto sono la fotodinamica, il laser e gli antibiotici sistemici. Quelli locali, invece, possono essere utilizzati, così come la clorexidina, seppur per un tempo limitato.
Dopo questa strumentazione vanno attese dalle 8 alle 12 settimane per valutare la guarigione dei tessuti. L’obiettivo è ottenere tasche gengivale profonde massimo 4 mm e assenza di sanguinamento della gengiva quando viene introdotta la sonda parodontale.
Se questo obiettivo non è raggiunto si passa al terzo step: si può ripetere la strumentazione non chirurgica o si può valutare di utilizzare terapie non chirurgiche aggiuntive, come antibiotici locali e probiotici, la maggior parte delle quali, però non è dimostrato abbiano benefici aggiuntivi. Per i difetti gravi è necessaria la chirurgia parodontale per ottenere la chiusura della tasca e il ritorno ad uno stato di salute dei tessuti.
Ultima fase del percorso terapeutico è la terapia di supporto, meglio se personalizzata. Il quarto step riguarda il mantenimento del controllo dell’infiammazione gengivale. «La terapia di mantenimento - ha sottolineato la dottoressa Manfrini, presentando alcuni casi clinici - è a vita per questi pazienti e va assolutamente promossa. Serve a mantenere stabili tutti i risultati raggiunti negli step precedenti. È fondamentale per la stabilità parodontale a lungo termine, per i potenziali ulteriori miglioramenti dello stato parodontale e per intercettare eventuali recidive in una fase iniziale.
Le origini dell’EFP risalgono alla fine degli anni Ottanta, quando due parodontologi - l’accademico olandese Ubele van der Velden e il clinico francese Jean-Louis Giovannoli - si resero conto che gli obiettivi e le sfide delle società nazionali europee di parodontologia erano simili e che aveva senso unire le forze. Dopo una serie di incontri preparatori, i rappresentanti di 11 società parodontali nazionali si sono incontrati ad Amsterdam il 12-13 dicembre 1991 e hanno concordato lo statuto e il regolamento della nuova Federazione Europea di Parodontologia. L’EFP inizialmente era una Federazione delle società nazionali di Belgio, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Paesi Bassi, Portogallo, Scandinavia, Spagna, Svizzera e Regno Unito.
Dalla sua fondazione, la Federazione si è espansa, prima in Europa e poi a livello globale, e ora comprende 37 società nazionali provenienti da Europa, Medio Oriente, Nord e Sud America, Africa, Asia e Oceania. «Siamo orgogliosi dell’eccezionale livello di collaborazione e scambio che abbiamo raggiunto tra le nostre 37 società scientifiche di tutto il mondo, anche se ognuna di esse mantiene la propria autonomia e identità» ha affermato il presidente dell’EFP Lior Shapira.
Poiché l’EFP è diventata globale negli ultimi anni, la diversità è diventata uno dei nostri punti di forza. Le nostre lingue native sono diverse, ma parliamo tutti della salute delle gengive: questa è la nostra lingua comune. La SSP, come membro dell’EFP, contribuisce agli sforzi internazionali di sviluppo di linee guida, formazione e ricerca per migliorare la prevenzione, la diagnosi e il trattamento delle malattie parodontali su scala nazionale e internazionale.
Una malattia complessa, la parodontite, di cui ancora non si sa tutto, che può avere collegamenti con le malattie sistemiche e che è ancora poco conosciuta dai pazienti. Una patologia, però, che viene spesso trascurata - creando costi sociali ed economici, ma anche funzionali e psicologici, molto importanti - e che avrebbe, invece, bisogno di essere intercettata il prima possibile.
Per questo motivo la SSP promuove attività di comunicazione rivolte sia ai professionisti sia alla popolazione, analogamente ad altre società nazionali che collaborano con ordini professionali e istituzioni per divulgare linee guida e buone pratiche (ad esempio il progetto Gengive sane per salvare il sorriso presentato dalla SIdP in Italia). Queste iniziative includono materiale didattico, poster, infografiche e campagne informative per incrementare la conoscenza tra i pazienti e favorire diagnosi e trattamenti tempestivi.
Prima di iniziare un trattamento è fondamentale il controllo dei fattori di rischio sistemici e locali, la modifica dei comportamenti dei pazienti e l’istruzione all’autocura. Il dentista deve istruire il paziente a una corretta meccanica dell’igiene orale, consigliandone gli adeguati strumenti di pulizia, dallo spazzolino allo scovolino al rilevatore di placca, e convincendolo all’autocontrollo.
Le terapie che abbiamo, però, sono efficaci: risolvono la malattia nel 75% dei casi e nel 20% ne ritardiamo la progressione. Così si mantengono i denti. Certo, i casi più gravi hanno bisogno di cure più costose e complesse, talvolta anche chirurgiche. La parodontite è la sesta malattia cronica infiammatoria più diffusa al mondo e nel suo stato grave coinvolge 740 milioni di persone, l’11% della popolazione mondiale. In Italia colpisce il 50% delle persone, il 15% con forme gravi.
Le linee guida vogliono fornire agli odontoiatri strumenti agili di lavoro e consentire un approccio omogeneo, basato sull’evidenza scientifica, per la gestione delle parodontiti di stadio da 1 a 3. L’approccio graduale prestabilito alla terapia deve avvenire per step successivi, ciascuno con interventi diversi, e conseguente valutazione dei risultati per passare alla fase successiva.
| Step | Interventi | Obiettivi |
|---|---|---|
| 1 | Controllo biofilm domiciliare, rimozione placca e tartaro sopragengivale, controllo fattori di rischio | Riduzione infiammazione, paziente adeguatamente motivato |
| 2 | Strumentazione sottogengivale manuale/meccanica, eventuali terapie locali | Tasche ≤4 mm, assenza sanguinamento a sondaggio |
| 3 | Ristrumentazione non chirurgica o chirurgia parodontale per difetti gravi | Chiusura tasche, ritorno alla salute dei tessuti |
| 4 | Terapia di supporto e mantenimento personalizzato | Mantenimento dei risultati a lungo termine, intercettazione recidive |
Le linee guida suggeriscono di non usare affatto, in generale, fotodinamica, laser e antibiotici sistemici come parte routinaria della terapia parodontale; l’uso di antibiotici locali, probiotici e clorexidina può essere considerato in casi selezionati e per periodi limitati, ma molte di queste terapie non hanno dimostrato benefici aggiuntivi consistentemente.
La SSP, integrata nella rete internazionale EFP, continuerà a potenziare le attività di formazione, ricerca e informazione per ridurre il carico della malattia parodontale e per promuovere la prevenzione primaria. Le iniziative dovranno includere campagne di comunicazione al pubblico, formazione continua dei professionisti e sviluppo di linee guida basate sull’evidenza per migliorare gli esiti clinici e la qualità della vita dei pazienti.
La collaborazione con ordini professionali, università e istituzioni sanitarie, unita alla diffusione di percorsi terapeutici chiari e all’impegno nella ricerca, rappresenta la via per ottenere una maggiore efficacia clinica e una diffusione più ampia delle buone pratiche nella gestione delle patologie parodontali.
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