
Negli ultimi anni, il mercato odontoiatrico in Italia ha vissuto profondi cambiamenti determinati da: forti oscillazioni nel rapporto tra il numero dei dentisti attivi e il numero di potenziali pazienti, invecchiamento dell’età media dei dentisti attivi, invecchiamento dell’età media dei pazienti, espansione della richiesta di cure odontoiatriche ed affini (estetica, cosmetica, prevenzione), politiche europee di apertura sulla circolazione professionale e sulla formazione all’estero, politiche nazionali di incentivazione economica, finanziaria, fiscale e normativa in favore delle imprese, inasprimento selvaggio della regolamentazione in genere (dati, ambiente, lavoro, sicurezza, pari opportunità, ecc.).
Questo articolo esplora i possibili scenari futuri per i prossimi 10 anni, esamina i problemi aperti e propone soluzioni per affrontare le sfide emergenti.
Il trend degli ultimi 20 anni per il rapporto dentisti-popolazione in Italia è tipicamente disponibile attraverso i database interattivi dell’OCSE, come il database “Health Statistics” che contiene dati annuali su diversi indicatori sanitari, compreso il numero di dentisti per 1.000 abitanti.
Secondo dati recenti forniti dalla Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCeO), attualmente in Italia ci sono circa 64.000 dentisti iscritti all’albo.
Il settore sta affrontando un problema demografico significativo: una larga percentuale dei dentisti attivi è prossima al pensionamento. Il 63,4% dei dentisti ha più di 50 anni, il 34,2% ha più di 65 anni, e il 16% ha più di 70 anni.
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Nel 2023, il numero di nuovi dentisti è cresciuto solo dello 0,6%, pari a un incremento netto di 433 iscritti (InfoDent). Con un tasso di sostituzione così basso rispetto al numero dei soli pensionamenti previsti, l’Italia potrebbe trovarsi di fronte a una carenza significativa di dentisti nei prossimi anni, pur in costanza dei dati generali sulla popolazione.
Nei prossimi cinque anni, si prevede che circa il 18% degli attuali iscritti possa ritirarsi dalla professione, riducendo il numero totale di dentisti disponibili (InfoDent). Questo dato è certamente sottostimato perchè tiene conto solo dei dati anagrafici e non di altri fenomeni quali il burn-out, il fenomeno della concentrazione, l’abbandono volontario, il passaggio generazionale, ecc.
Il tasso di cessazione dell’attività: Molti dentisti raggiungeranno l’età pensionabile, quindi è plausibile aspettarsi un calo nel numero di dentisti attivi. Possiamo ipotizzare un tasso annuale di diminuzione basato su stime di pensionamento.
Tasso di sostituzione: Non tutti i dentisti che cessano l’attività verranno rimpiazzati. Possiamo usare un tasso di sostituzione inferiore al 100% per riflettere questa situazione.
Il modello come sopra descritto è certamente elaborato su dati ipotetici, grossolani e semplificati. Ovviamente, non è tanto importante posizionare correttamente l’inversione di tendenza nel rapporto dentisti/popolazione e neppure calcolare la corretta pendenza della seconda parte del grafico. Per i nostri scopi ed i nostri interessi è assai più utile il senso generale dell’analisi, anche nella remota ipotesi che fosse corretta.
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Negli anni a venire, la domanda di servizi odontoiatrici in Italia potrebbe non solo rimanere stabile, ma addirittura aumentare in modo significativo.
L’Italia è uno dei paesi con l’età media più alta in Europa, e la sua popolazione continua ad invecchiare. Secondo i dati dell’ISTAT, entro il 2050, il 34% della popolazione italiana sarà composta da persone di età pari o superiore ai 65 anni.
Con l’avanzare dell’età, aumenta la prevalenza di problemi dentali cronici come la malattia parodontale, la carie radicolare, la perdita dei denti e la necessità di protesi dentarie. Gli anziani spesso richiedono cure dentali più frequenti e complesse rispetto alla popolazione più giovane.
Aumenta anche la consapevolezza sull’importanza della salute orale per il benessere generale, spingendo un maggior numero di anziani a cercare trattamenti preventivi e di mantenimento, come la pulizia professionale e le visite di controllo periodiche.
Gli anziani con condizioni di salute come il diabete, le malattie cardiovascolari, le malattie neoplastiche e l’osteoporosi possono avere esigenze odontoiatriche speciali, che richiedono una gestione integrata tra dentisti e altri professionisti della salute. Questo può portare a un aumento della frequenza delle visite e della complessità delle cure richieste.
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Negli ultimi anni, la consapevolezza dell’importanza della salute orale e l’accesso ai servizi odontoiatrici sono aumentati. Questo fenomeno è alimentato da diversi fattori: educazione e campagne di sensibilizzazione, innovazioni e miglioramenti nelle cure odontoiatriche e crescente interesse verso l’estetica dentale.
L’introduzione di tecnologie avanzate e trattamenti innovativi (come l’implantologia a carico immediato, la chirurgia mininvasiva e le soluzioni estetiche) ha aumentato l’attrattiva dei servizi odontoiatrici. Le persone sono ora più propense a investire in cure dentali di alta qualità per migliorare l’aspetto e la funzionalità del proprio sorriso.
L’aumento della domanda di servizi odontoiatrici, combinato con una possibile riduzione del numero di dentisti disponibili, potrebbe portare a un significativo squilibrio tra domanda e offerta. Le conseguenze di questo squilibrio potrebbero includere: sovraccarico delle strutture sanitarie pubbliche; aumento dei costi dei servizi privati; disparità regionali nell’accesso alle cure.
L’incremento della domanda nel mercato odontoiatrico italiano (ed europeo in genere) nei prossimi anni sarà inevitabile, data l’evoluzione demografica, sociale ed economica del paese. Naturalmente, come abbiamo visto prima, se questa crescita della domanda non sarà accompagnata da politiche mirate per mantenere o aumentare l’offerta di dentisti, si rischia un significativo squilibrio che potrebbe avere ripercussioni negative sulla salute orale della popolazione italiana: lunghe liste d’attesa e aumento dei prezzi; concentrazione dei servizi in aree urbane; aumento della domanda di cure preventive e di emergenza.
Il digitale (tecnologie, software, consumo e servizi) si conferma quello trainante dell'intero settore odontoiatrico e odontotecnico. Il digitale, la stampa 3D e l’intelligenza artificiale sono elementi chiave che stanno trasformando la pratica odontoiatrica e migliorando l’efficienza nella produzione di dispositivi e materiali.
Dall'inizio del COVID-19, gli studi dentistici italiani hanno installato oltre 6,500 scanner intraorali, raggiungendo un tasso di penetrazione superiore al 40%.
Primescan 2 di Dentsply Sirona integra il rilevamento dei margini tramite intelligenza artificiale, riducendo del 20% i tempi di progettazione alla poltrona. Gli incentivi dell'Industria 4.0 possono ridurre il costo effettivo di uno studio da 50,000 euro a 30,000 euro, accelerandone l'adozione.
La fotogrammetria garantisce una precisione inferiore a 50 µm, consentendo restauri passivi per arcate complete con una sopravvivenza decennale superiore al 95%.
Le dime per chirurgia guidata realizzate tramite stereolitografia mantengono costantemente deviazioni del punto di ingresso inferiori a 1 mm, aumentando la prevedibilità implantare.
Il sell-out, ossia il valore degli acquisti di prodotti, servizi e attrezzature da parte degli studi e dei laboratori, si è stabilizzato sui livelli del 2022 a 1,7 miliardi. Il raggiungimento di tale soglia è sostenuto dai prodotti di consumo, in particolare dai dispositivi su misura (allineatori e lavorazioni CAD-CAM).
Per le attrezzature il trend è stato in calo (-9%), a causa del rimbalzo negativo successivo alla fase espansiva connessa ai forti incentivi fiscali del biennio 2021-2022.
Grazie al +2% del 2023, il comparto manufatturiero è cresciuto complessivamente del 31% rispetto al 2019. Il comparto si presenta in ogni caso molto virtuoso, con un tasso di crescita medio annuale che supera il 5%.
Il mercato italiano dei dispositivi dentali, attribuito alle apparecchiature diagnostiche, manterrà la leadership fino al 2031, mentre i materiali di consumo riducono il divario grazie a un maggiore turnover unitario. Le apparecchiature diagnostiche hanno rappresentato il 39.84% del fatturato del 2025, riflettendo una considerevole base installata di unità CBCT e panoramiche necessarie per la pianificazione implantare.
Le dime digitali e i materiali in zirconia e resine biocompatibili sostengono la crescita dei materiali di consumo dentali, che cresceranno del 4.53% all'anno.
Regioni del Nord come Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna spendono più di 200 euro pro capite per l'igiene orale, vantano una penetrazione degli scanner superiore al 50% e ospitano una fitta rete di cliniche private. Le regioni del Sud spendono in media meno di 120 euro e l'adozione degli scanner è inferiore al 30%, perpetuando un mercato italiano dei dispositivi dentali a due livelli.
La produzione italiana è rivolta per il 36% al mercato domestico e l'export sostiene le industrie dentali italiane con un +3% sfondando la barriera dei 900 milioni, pesando oltre il 64% del comparto.
La base produttiva nazionale italiana, rappresentata da oltre 100 aziende associate a UNIDI che hanno generato un fatturato di 1.3 miliardi di euro nel 2021, riduce i costi logistici e fornisce un rapido supporto di servizio, conferendole un vantaggio competitivo rispetto alle importazioni asiatiche.
Le multinazionali Dentsply Sirona, Straumann Group, Solventum, Envista e Henry Schein rappresentano una quota significativa delle vendite di apparecchiature diagnostiche e terapeutiche, riflettendo una moderata concentrazione nel mercato italiano dei dispositivi dentali. Le loro strategie si basano sulla differenziazione tecnologica.
I produttori italiani orientati al valore competono sul prezzo e sul servizio locale, in particolare al Sud, dove i budget di investimento sono limitati. Il leasing di apparecchiature come servizio, ancora agli albori, potrebbe ridurre le barriere all'adozione del 40-50% e rivoluzionare i modelli di vendita anticipata.
È molto probabile che le strategie di mercato future delle cliniche odontoiatriche private dovranno concentrarsi non solo sull’attrazione dei pazienti, ma anche sull’attrazione di dentisti collaboratori. Dalla competizione per il paziente si passerà alla competizione per il talento. Chi riuscirà ad attrarre collaboratori qualificati avrà un vantaggio competitivo significativo, soprattutto in un contesto in cui la domanda di servizi odontoiatrici è in crescita.
La mobilità professionale, supportata dalle normative dell’UE sulla libera circolazione, facilita l’ingresso di dentisti stranieri in Italia. Tuttavia, attrarre questi professionisti richiede strategie di marketing specifiche che mettano in evidenza le opportunità di crescita professionale, le condizioni di lavoro e i benefici di collaborare con cliniche italiane.
Alcuni elementi strategici utili per attirare dentisti collaboratori: costruzione di un marchio attrattivo per i professionisti; offrire opportunità di carriera, implementare programmi di formazione continua, workshop, e accesso a corsi di aggiornamento specialistico; miglioramento delle condizioni di lavoro e pacchetti di incentivi competitivi (flessibilità oraria, contratti di collaborazione vantaggiosi, percentuali sui guadagni, assicurazioni sanitarie, piani pensionistici, bonus per performance, welfare aziendale).
È plausibile immaginare che entro 10 anni molti professionisti opereranno come consulenti organizzati in forma professionale o in società, con una riduzione del numero complessivo di studi e un aumento della dimensione media degli studi attivi.
Il fenomeno della stabilizzazione fisiologica dopo il boom post-Covid e della corsa alla digitalizzazione, avvenuta soprattutto nei paesi più sviluppati, influenza l’andamento delle esportazioni anche dei produttori italiani.
La certificazione ISO 13485 e la sorveglianza post-commercializzazione MDR favoriscono gli operatori storici con sistemi di conformità consolidati. La complessità normativa influenza la concorrenza: la certificazione ISO 13485 e la sorveglianza post-commercializzazione MDR favoriscono gli operatori storici con sistemi di conformità consolidati.
Tra i vincoli vanno considerati l'elevato costo iniziale delle apparecchiature odontoiatriche avanzate, la carenza di odontotecnici qualificati e la frammentazione del rimborso regionale per gli impianti.
Il dentale conferma una crescita stabile, ben al di sopra del Pil nazionale. Il settore dentale italiano nel 2024 conferma la sua tenuta strutturale, consolidando i risultati raggiunti nel biennio post-pandemico e traccia un nuovo equilibrio, una nuova “fase di normalità”, tra domanda, innovazione e posizionamento sui mercati internazionali.
Nel 2025, la spesa media sostenuta dai pazienti per le cure dentistiche nel primo quadrimestre si è attestata a 470 euro, in leggera flessione rispetto ai 509 euro registrati nel 2024. L’analisi per fasce d’età restituisce un quadro articolato: i pazienti over 60 presentano una spesa media significativamente più alta (633 euro).
Si conferma la tendenza verso un progressivo riequilibrio del mix terapeutico, con una riduzione dei trattamenti più invasivi, in particolare implantari, e un consolidato orientamento verso prestazioni di igiene e prevenzione.
È lecito chiedersi: siamo pronti ad un cambio radicale di paradigma nel mercato odontoiatrico? Possiamo immaginare un mercato odontoiatrico nel quale non siano i dentisti a contendersi i pazienti, ma il contrario? Possiamo immaginare che il fenomeno della concentrazione ci condurrà verso un Paese popolato da meno studi, mediamente più grandi di quelli attuali, i quali assorbiranno quasi tutti i professionisti disponibili?
| Indicatore | Valore / Trend |
|---|---|
| Dentisti iscritti (FNOMCeO) | ~64.000 |
| Percentuale over 50 | 63,4% |
| Nuovi iscritti 2023 | +0,6% (433 iscritti) |
| Sell-out studi e laboratori | ~1,7 miliardi stabilizzato |
| Produzione industria dentale (2024) | >1,3 miliardi (+1% vs 2023) |
| Export comparto | >900 milioni (64% produzione) |
Per i titolari di studi e per i policy maker la sfida è duplice: gestire la transizione demografica dei professionisti e adeguare l’offerta alle nuove esigenze di un mercato sempre più digitalizzato e orientato alla prevenzione e all’estetica.
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