
Il termine beanza dentale, comunemente indicato come morso aperto (open bite), descrive un’alterazione verticale dei normali rapporti occlusali caratterizzata da una mancanza di contatto tra denti antagonisti. Il morso aperto è facilmente identificabile alla vista: i denti anteriori superiori e inferiori non si toccano quando si chiude la bocca, ma le condizioni di morso aperto possono verificarsi in diversi punti della dentatura, anteriori o posteriori.
La prevalenza del morso aperto varia a seconda delle popolazioni e delle età considerate; in letteratura si trovano percentuali differenti, tra cui il 3,5% in alcuni campioni e valori più alti in altri studi su popolazioni pediatriche. Durante le fasi evolutive, il morso aperto è spesso espressione di una disarmonia dento-alveolare che, senza intervento precoce, può coinvolgere le basi ossee e trasformarsi in un open bite di tipo scheletrico con conseguente rotazione mandibolare posteriore e possibili contrazioni trasversali del mascellare superiore.
Le cause possono essere molteplici e spesso combinate. Una classificazione eziologica distingue fattori estrinseci, intrinseci, complessi, scheletrici, morfologico-strutturali e dentali.
Oltre all’evidente impatto estetico sul sorriso, la beanza dentale può comportare molteplici problemi funzionali:
La diagnosi di morso aperto è clinica e radiografica. Spesso è evidente a occhio nudo, ma per valutare la gravità sono necessari esami strumentali come radiografie e cefalometrie (telegrafie di mandibola e mascella). Una visita odontoiatrica/ortodontica è indispensabile per determinare l’entità del problema e pianificare la terapia.
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Gli approcci terapeutici si distinguono principalmente in due filosofie: l’approccio funzionale, volto al controllo della posizione della lingua e all’eliminazione delle abitudini viziate, e l’approccio meccanico, che mira a correggere la posizione dei denti attraverso estrusione anteriore e/o intrusione posteriore. La scelta del trattamento dipende da età, gravità, tipo di open bite e presenza di componenti scheletriche.
Durante l’infanzia è possibile intervenire sullo scheletro e sulla funzione. Gli apparecchi ortopedico-funzionali rimovibili offrono ottimi risultati e consentono una perfetta igiene orale. La terapia primaria mira a interrompere l’abitudine viziosa ed evitare l’interposizione della lingua tra i denti, ripristinando una deglutizione corretta.
La scelta tra apparecchio rimovibile o fisso dipende spesso dalla collaborazione del paziente; se il bambino non è collaborante si preferiscono apparecchi fissi.
Le apparecchiature fisse sono attive 24 ore e non dipendono dalla collaborazione del paziente. Tra queste vi sono le griglie saldate ad archi palatali e il Quad-helix con griglia, efficaci nella prevenzione dell’inserimento del dito e nel costringere la lingua in una posizione più alta sul palato. Le griglie fisse possono essere utilizzate anche come ausilio di un RME quando è presente contrazione scheletrica del mascellare.
Negli adolescenti e negli adulti, dove i fattori scheletrici prevalgono e la crescita è quasi terminata, spesso è necessario agire sulla posizione dei denti e, se presente componente scheletrica importante, ricorrere alla chirurgia.
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Il morso aperto può essere recidivo: anche se si interviene durante l’età infantile, è possibile che il problema si ripresenti a distanza di qualche anno. La stabilità dipende dall’eliminazione delle abitudini viziate, dal controllo della postura linguale e dalla correzione delle componenti scheletriche e dentali. Studi hanno evidenziato buona stabilità nei pazienti trattati con griglie fisse, legata sia all’eliminazione della suzione sia alla correzione della postura linguale.
È consigliabile valutare il problema il prima possibile. Intervenire intorno ai 4-7 anni consente di sfruttare la crescita e di ottenere risultati più prevedibili con la terapia intercettiva. Tuttavia, in età adolescenziale o adulta sono disponibili soluzioni efficaci, anche se in presenza di difetti scheletrici possono essere richieste soluzioni chirurgiche combinate con ortodonzia.
La gestione del morso aperto spesso richiede un approccio multidisciplinare: ortodontista, logopedista, otorinolaringoiatra e, se necessario, chirurgo maxillo-facciale. La terapia del linguaggio è indicata quando il morso aperto è associato a problemi di linguaggio o deglutizione atipica; l’intervento precoce di logopedia può contribuire al successo della terapia ortodontica.
La scelta del trattamento dipende da molte variabili: età del paziente, tipo e gravità del morso aperto, presenza di abitudini viziate, componente scheletrica, collaborazione del paziente e aspettative estetiche e funzionali. Una diagnosi accurata e un piano terapeutico personalizzato sono fondamentali per ottenere risultati duraturi.
| Fascia d’età | Opzioni terapeutiche | Obiettivi |
|---|---|---|
| Bambini (4-10 anni) | Apparecchi rimovibili con griglia, apparecchi funzionali, griglie fisse, logopedia | Eliminare abitudini viziate, riposizionare lingua, guidare la crescita scheletrica |
| Adolescenti | Ortodontia fissa o con allineatori, microviti, possibile chirurgia in casi scheletrici | Correggere posizione dentale, gestire componente scheletrica |
| Adulti | Ortodontia con allineatori o fissa, estrazioni, chirurgia ortognatica se necessario | Ripristinare funzione masticatoria, estetica, risolvere componente scheletrica |
Il morso aperto (beanza dentale) è una malocclusione complessa che può avere importanti ripercussioni funzionali, estetiche e posturali. L’intervento precoce aumenta le probabilità di successo con trattamenti meno invasivi. Una valutazione ortodontica tempestiva e un approccio personalizzato, possibilmente multidisciplinare, rappresentano la strategia migliore per ottenere una occlusione funzionale e stabile nel tempo.
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