Incidenza epidemiologica e gestione delle inclusioni dentarie

I denti inclusi (conosciuti in ambito clinico anche come denti impattati) rappresentano una condizione odontoiatrica in cui un elemento dentario non riesce a erompere nella sua posizione naturale all'interno dell'arcata alveolare entro i normali tempi fisiologici. In altre parole, il dente rimane intrappolato sotto il tessuto gengivale o all'interno dell'osso mascellare o mandibolare, parzialmente o totalmente. Si tratta di denti che non riescono a completare il processo di eruzione, rimanendo parzialmente o totalmente intrappolati sotto la gengiva o all’interno dell’osso mascellare o mandibolare.

L’inclusione dentaria può derivare da una combinazione di fattori anatomici, genetici e ambientali. Comprendere queste cause è fondamentale per prevenire o trattare adeguatamente questa condizione.

Radiografia panoramica con dente incluso (ortopantomografia)

Prevalenza e impatto epidemiologico

L’inclusione dentaria (esclusa quella dei terzi molari) è frequente nella pratica odontoiatrica: colpisce dal 5,6 al 18,8% della popolazione generale e circa il 20-22% dei pazienti ortodontici e, nella maggior parte dei casi, il riscontro è casuale. L’inclusione dentaria è molto frequente nella pratica odontoiatrica, in grado di causare complicanze significative se non identificata e trattata tempestivamente.

Escludendo i terzi molari, il canino superiore è il dente che più frequentemente va incontro a inclusione, seguito da: incisivo centrale superiore, secondo premolare inferiore e secondo molare inferiore. Gli elementi dentali maggiormente interessati da questa patologia sono i denti del giudizio, seguiti dai canini superiori.

Fattori eziologici

L’eziologia delle inclusioni dentarie è ritenuta multifattoriale; rappresenta un’anomalia della fase terminale dello sviluppo dentario e riconosce fattori eziologici generali, locali e strutturali. Le cause che portano alla formazione di denti inclusi sono molteplici e spesso derivano da una combinazione di fattori genetici, ambientali e meccanici.

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  • Fattori genetici: la predisposizione ereditaria gioca un ruolo cruciale. La presenza di inclusioni dentarie in più membri di una stessa famiglia non è correlabile a fattori ereditari predisponenti, ma probabilmente alla trasmissione genetica di un problema di tipo locale.
  • Fattori generali: condizioni sistemiche predisponenti quali disendocrinie, malattie dismetaboliche e infettive.
  • Fattori locali: i più numerosi e frequenti, correlati alla dentizione decidua (persistenza o perdita precoce dell’elemento), alla dentizione permanente (anchilosi radicolare, anomalie di forma e di volume corono-radicolari, di posizione e di decorso eruttivo), o ostacoli meccanici all’eruzione come disarmonia dento-alveolare, denti sovrannumerari, neoformazioni odontogene, cisti, tumori odontogeni, esiti cicatriziali e traumi.
  • Fattori strutturali: alterazioni delle ossa basali (per esempio, ipoplasia del mascellare superiore) o condizioni patologiche congenite ereditarie come la labio-palatoschisi o la Sindrome di Crouzon.
  • Cause specifiche nei bambini: perdita prematura dei denti decidui, sovraffollamento dentale, palato stretto, traumi ai denti da latte e posizionamento scorretto del germe dentale durante lo sviluppo.
  • Evoluzione della specie: nel corso dei millenni, la mascella e la mandibola umana si sono rimpicciolite a causa di cambiamenti nella dieta, mentre il numero di denti è rimasto sostanzialmente invariato, contribuendo allo spazio insufficiente per l’eruzione.

Classificazione e definizioni

Un dente si definisce incluso quando non è presente nel cavo orale all’epoca della fisiologica eruzione e si presume che non eromperà spontaneamente poiché la radice e il legamento parodontale sono completamente formati ma quest’ultimo non ha più spinta propulsiva. Un dente si definisce, invece, dislocato quando si trova in una posizione intraossea anomala prima del tempo previsto per l’eruzione.

Si può inoltre distinguere tra:

  • Inclusione totale: il dente è totalmente incluso nella sua sede gengivale.
  • Inclusione parziale o seminclusione: il dente erompe in parte ma non completa la sua uscita fisiologica.
  • Inclusione temporanea: il dente non erompe entro i termini fisiologici ma può erompere in età adulta.
  • Inclusione permanente: il dente non erompe minimamente e rimane incluso per tutta la vita.

Quadro clinico e sintomi

In molti casi, i denti inclusi possono rimanere asintomatici per anni, venendo scoperti solo casualmente durante una radiografia di routine. Tuttavia, il sintomo più comune è il dolore ai denti o una sensazione di pressione sorda e persistente nella zona interessata. Questo dolore può irradiarsi verso l'orecchio, la tempia o il collo.

Altri segni e sintomi possibili includono gonfiore gengivale, difficoltà ad aprire la bocca (trisma), arrossamento, alitosi, deformazione delle arcate dentarie, malocclusioni, carie, infiammazioni gengivali o della polpa dentale, ascessi ricorrenti e nevralgie. I denti adiacenti a un elemento semi-incluso sono maggiormente predisposti allo sviluppo di parodontite, perché lo spazio pericoronale del dente incluso crea un ambiente favorevole per la proliferazione batterica.

Complicanze

  • Pericoronite: infiammazione acuta o cronica dei tessuti gengivali circostanti un dente semincluso, specialmente il terzo molare inferiore.
  • Riassorbimento radicolare dei denti adiacenti a causa della pressione esercitata dall’incluso.
  • Formazione di cisti odontogene (ad esempio cisti dentigera) o tumori odontogeni come ameloblastoma e tumore cheratocistico.
  • Caria: incidenza variabile tra il 3% e il 15% nei denti inclusi o seminclusi.
  • Interferenza con riabilitazioni protesiche fisse o mobili.

Diagnosi

La diagnosi dei denti inclusi inizia con un esame clinico approfondito da parte dell'odontoiatra. L’anamnesi deve mettere in evidenza situazioni pregresse che possono configurarsi come cause predisponenti (ereditarietà, disendocrinie, malattie dismetaboliche e infettive, patologie congenite), l’età del paziente e il timing di eruzione. Nell’esame clinico, l’assenza del permanente in arcata e l’eventuale persistenza del deciduo sono situazioni di frequente riscontro. È inoltre possibile osservare una migrazione dei denti adiacenti all’incluso.

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L’esame obiettivo del cavo orale consente di avanzare il sospetto diagnostico grazie a rilievi semeiologici quali l’assenza dell’elemento in arcata, la persistenza del deciduo, la mancanza della bozza canina attesa intorno ai 10 anni e la presenza di incisivi laterali conoidi o agenesici, spesso associati a inclusione canina.

Esami radiografici

Le principali tecniche radiografiche utili nella diagnosi di inclusione sono:

  • Ortopantomografia (OPT): esame fondamentale che offre una buona visione generale di tutti gli elementi dentari e delle ossa mascellari, utile per valutare numero dei denti, tragitti eruttivi, presenza di sovrannumerari, patologie associate e posizione approssimativa dell’incluso. Tuttavia, non localizza in modo preciso e tridimensionale il dente incluso a causa di distorsioni e sovrapposizioni.
  • Tomografia Computerizzata tradizionale (TC): procedura standard senza sovrapposizioni, utile per dimensioni reali e rapporti anatomici; la dose di radiazioni è elevata (circa 35 mGy) e ne limita l’uso in età pediatrica ai casi complessi o quando sono sospette malformazioni cranio-facciali.
  • Tomografia Computerizzata Cone-Beam (CBCT): metodica più moderna in ambito odontoiatrico; consente una localizzazione tridimensionale precisa del dente incluso e dei rapporti con le strutture adiacenti con una dose di radiazioni 5-10 volte inferiore rispetto alla TC tradizionale ed è particolarmente indicata in ambito ortodontico.
Immagine CBCT che mostra la posizione tridimensionale di un canino incluso

Gestione e trattamento

Il trattamento dei denti inclusi dipende dalla gravità della condizione, dall'età del paziente e dal rischio di complicazioni. Se il dente è completamente incluso, non causa dolore e non minaccia la salute dei denti vicini, l'odontoiatra può decidere di monitorarlo nel tempo con controlli radiografici periodici. Una diagnosi tempestiva è fondamentale per prevenire complicazioni.

Opzioni terapeutiche

  • Monitoraggio clinico e radiografico: indicato quando il dente incluso non provoca sintomi e non minaccia gli elementi vicini.
  • Estrazione chirurgica: indicata quando il dente incluso provoca dolore, infezioni (come pericoronite), cisti o rischia di danneggiare i denti vicini. L’estrazione dei terzi molari inclusi è una delle procedure più comuni in odontoiatria. Dopo un'estrazione chirurgica, il tempo di guarigione iniziale dei tessuti molli è di circa 7-10 giorni, mentre l'osso impiega diversi mesi per rimodellarsi completamente.
  • Recupero chirurgico-ortodontico: procedura comune per i canini inclusi; il chirurgo esegue una piccola incisione per esporre la corona del dente incluso e vi applica un bottone ortodontico collegato a una catenella. L’ortodontista utilizzerà poi l’apparecchio per esercitare una trazione leggera e costante, guidando gradualmente il dente nella sua posizione corretta nell'arcata. È indispensabile che la posizione e l'inclinazione del dente consentano l'esposizione chirurgica e l'applicazione di un ancoraggio ortodontico.
  • Trattamento ortodontico intercettivo: recupero precoce del dente non erotto correggendo l’anomalia dento-alveolare responsabile della ritenzione. L’estrazione del canino deciduo, l’incremento di spazio in arcata tramite espansione mascellare o altre tecniche possono favorire l'eruzione spontanea del permanente e spesso evitare terapie più lunghe e complesse.
  • Chirurgia ortognatica o interventi più complessi: riservati ai casi in cui il dente incluso sia profondamente nascosto o associato a malformazioni scheletriche.

Strategie preventive e raccomandazioni

Non è sempre possibile prevenire l'inclusione dentale, specialmente quando è legata a fattori genetici o alla conformazione ossea. Tuttavia, misure preventive includono controlli odontoiatrici regolari, diagnosi tempestiva tramite esame clinico e radiografico, intercettazione ortodontica precoce nei casi a rischio e gestione degli spazi dopo la perdita precoce dei decidui.

Se sospetti di avere un dente incluso o avverti fastidi come dolore o gonfiore, non aspettare: un controllo dal dentista è essenziale. L’esame clinico associato a radiografie panoramiche o TAC/CBCT permette di confermare l’inclusione e valutare la posizione del dente rispetto a denti, ossa e nervi.

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Video illustrativo sul recupero chirurgico-ortodontico del canino incluso

Scopo dell'approccio clinico

Lo scopo dell'approccio diagnostico e terapeutico è illustrare differenti quadri clinici di inclusione dentaria e mostrare come e quando sia possibile trattarla, basandosi sui dati di letteratura scientifica, su studi sperimentali e sull’esperienza clinica. Il trattamento dell’inclusione di un elemento dentario può essere una problematica molto complessa da risolvere e può necessitare di un approccio multidisciplinare.

È importante, quindi, che ortodontisti, pedodontisti e odontoiatri generici siano preparati a diagnosticare e intercettare precocemente elementi dentari permanenti che presentino un tragitto eruttivo ectopico.

Tabella riepilogativa: prevalenza, diagnosi e trattamento

Elemento dentale Prevalenza (escl. 3° molari) Diagnosi principale Trattamento tipico
Canino superiore 0,2-2,8% Clinica + OPT/CBCT Ortodontia intercettiva o recupero chirurgico-ortodontico
Incisivo centrale sup. meno frequente Clinica + radiografie Ortodontia / chirurgia se necessario
Terzi molari (denti del giudizio) Molto frequente (spesso esclusi dalle statistiche) Clinica + OPT/CBCT Monitoraggio o estrazione chirurgica

Un’accurata visita odontoiatrica e un’ortopanoramica possono essere decisive per permettere di individuare gli eventuali denti inclusi, la loro posizione e la percentuale di inclusione. Per poter correttamente diagnosticare un’inclusione dentaria è fondamentale conoscere il normale sviluppo della dentizione e i fisiologici tempi di eruzione e di permuta dentaria.

Schema dei tempi di eruzione dei denti permanenti

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