
La perdita dell'osso naturale è più frequentemente conseguenza della perdita di un dente, poiché l’osso che in passato sosteneva il dente va incontro ad atrofia e riduzione di volume. Il rialzo del seno mascellare è una procedura di routine e sicura, ma richiede esperienza e precisione. L’apparecchio piezoelettrico ottimizza la procedura chirurgica e riduce al minimo le complicanze post-operatorie. Il nostro obiettivo è offrire interventi sicuri che garantiscano la stabilità e la durata a lungo termine degli impianti. L’intervento viene eseguito in anestesia locale e il paziente non avverte dolore. Il gonfiore è possibile, ma transitorio.
Il seno mascellare, uno dei quattro seni paranasali, è anatomically il più grande e, spesso, l’altezza ossea residua non consente l’inserimento immediato di impianti. Il rialzo del seno mascellare è una pratica chirurgica per aumentare il volume osseo nell’arcata superiore della bocca, permettendo l’installazione di impianti durante lo stesso intervento o in un secondo tempo. Con strumenti ad ultrasuoni e un team altamente qualificato, la procedura diventa più precisa, confortevole e sicura.
Il rialzo del seno mascellare è indicato quando l’altezza ossea residua è insufficiente per sostenere impianti dentali, tipicamente tra 5 e 7-8 mm, o quando è necessario un incremento volumetrico significativo. Il processo è indispensabile soprattutto nei casi di riassorbimento altezze dovuto all’atrofia post-dentale e pneumatizzazione del seno mascellare. Spesso, dopo la perdita dei denti, l’osso alveolare perde stimolazione e si riduce sia in altezza che in volume.
Se la cresta residua ha almeno 5 mm di altezza, questa tecnica è efficace e può prevenire problemi futuri. In alcune nuove innovazioni, come Future Site, si cerca di ridurre drasticamente il rischio di perforazione della membrana. Il pavimento del seno viene sollevato utilizzando lo stesso osso, e lo spazio riempito con innesto di materiale osseo autologo o sintetico.
Osso autologo - prelevato dallo stesso paziente (mento, ramo mandibolare, cresta iliaca). Materiali sintetici - idrossiapatite, beta-tricalcio fosfato o loro combinazioni. L’innesto osseo può provenire anche da donatore o da materiali sintetici a seconda del caso clinico. L’impiego di strumentazione ad ultrasuoni consente una procedura meno invasiva e più confortevole per il paziente.
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Prima dell’intervento, è fondamentale condurre un’approfondita valutazione radiografica, spesso tramite TAC 3D, per determinare lo spessore osseo da rigenerare e il rapporto con il pavimento del seno. La diagnosi accurata e la pianificazione sono cruciali per garantire la stabilità a lungo termine degli impianti.
La procedura è eseguita in anestesia locale o, in pazienti particolarmente ansiosi, con sedazione cosciente o anestesia generale. Durante l’intervento, il pavimento del seno è sollevato e l’innesto viene posizionato nello spazio creato, talvolta consentendo l’inserimento dell’impianto nello stesso intervento. In altri casi, l’inserimento degli impianti avviene dopo un periodo di maturazione ossea.
Il decorso post-operatorio tipico prevede lieve gonfiore e fastidio, controllabili con farmaci antinfiammatori. Si raccomanda di evitare soffiarsi il naso energicamente, di masticare sull’area trattata e di non esporsi a turbolenze ambientali o sforzi eccessivi durante le prime settimane. Il recupero può richiedere da alcune settimane a diversi mesi a seconda della tecnica utilizzata e della risposta individuale alla rigenerazione ossea.
La complicanza più frequente è la perforazione della membrana di Schneider durante l’intervento, con incidenza variabile fino a livelli elevati in letteratura. Piccole perforazioni possono essere riparate prontamente; perforazioni estese possono richiedere una riprogrammazione dell’intervento. Altre complicanze possono includere infezioni, sanguinamenti, ematomi e, raramente, rigetto dell’innesto. Per ridurre i rischi, è fondamentale un’accurata valutazione preoperatoria, una tecnica chirurgica precisa e una rigida attenzione alle cure post-operatorie.
Controindicazioni assolute includono sinusiti acute in atto, cisti o neoplasie nel seno mascellare e la presenza di corpi estranei. Condizioni generali come diabete e patologie cardiache possono aumentare i rischi di complicanze e di guarigione lenta; quindi richiedono una valutazione attenta e una gestione accurata dell’igiene orale postoperatoria. Le visite di follow-up sono essenziali per monitorare la guarigione, l’integrazione dell’innesto e la stabilità primaria dell’impianto.
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Secondo Albrektsson e coautori, i criteri di successo includono assenza di mobilità, assenza di radiotrasparenza peri-implantare, assenza di dolore e infezioni, riassorbimento osseo marginale < 1.5 mm in 1 anno dal carico e 0.2 mm/anno successivo, con percentuali di successo dell’85-90% a 5-10 anni a seconda dell’arcata. L’insuccesso non corrisponde esclusivamente alla perdita dell’impianto: la sopravvivenza dell’impianto può essere considerata anche se è presente perdita ossea e sintomi, purché l’impianto resti longevo e stabile.
La tecnica e i risultati possono variare tra cliniche: ad esempio Codegoni Studio garantisce una procedura sicura ed efficace grazie a strumentazione all’avanguardia e a un team professionale. L’esperienza del paziente si riflette anche nelle testimonianze positive riguardo professionalità, disponibilità e risultati estetici soddisfacenti nel restauro protesico.
Se desideri discutere l’opzione del rialzo del seno mascellare o avere una consulenza personalizzata, è possibile prenotare una visita presso uno studio odontoiatrico qualificato per valutare l’idoneità e pianificare correttamente il trattamento.
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