
“Sovrano Signore Geova, ti prego, ricordati di me. O Dio, dammi forza” - così implorò Sansone nel momento della sua ultima impresa (Giudici 16:28). Cosa ci viene in mente quando sentiamo nominare Sansone? Probabilmente pensiamo a un uomo dalla forza straordinaria. E in effetti lo era. Ma Sansone prese anche decisioni sbagliate che ebbero delle conseguenze molto dolorose. Attraverso Sansone, Geova fece cose straordinarie per aiutare il Suo popolo, Israele.
Sansone nacque quando la nazione d’Israele si trovava sotto l’oppressiva dominazione filistea (Giudici 13:1). I filistei erano crudeli e causavano grandi sofferenze agli israeliti. Geova scelse Sansone perché “[salvasse] Israele dalla mano dei filistei” (Giudici 13:5). Si trattava di un incarico molto difficile. Sansone fu giudice per venti anni, ma la sua fama è legata a singoli episodi della sua guerriglia personale contro i Filistei e alla sua morte.
Un angelo aveva detto ai genitori di Sansone che il loro figlio sarebbe stato un “nazireo di Dio” per tutta la vita e che non avrebbe dovuto tagliarsi i capelli. Finché questo requisito venne rispettato, Geova benedisse Sansone dandogli una forza straordinaria. In omaggio a tale consacrazione era obbligato a portare i capelli lunghi, e il segreto della sua forza, risiedente appunto nei capelli, sembra significare la fedeltà al voto.
Molti episodi raccontano la sorprendente forza di Sansone. In un’occasione squarciò in due un leone a mani nude, e in seguito uccise 30 uomini nella città filistea di Ascalon (Giudici 14:5,6,19). In un’altra occasione Sansone fu addirittura in grado di squarciare in due un leone a mani nude. Una volta Sansone uccise molti filistei. Gli israeliti, per timore di una ritorsione, lo legarono e lo consegnarono ai nemici. Sansone però spezzò le funi come se fossero fili di lino bruciacchiati e poi uccise 1.000 filistei servendosi solamente della mascella di un asino.
Questi grandi atti non furono merito della sola forza umana di Sansone, ma dello Spirito del Signore che lo investì: “lo spirito del Signore lo investì; le funi che aveva alle braccia divennero come fili di lino bruciacchiati dal fuoco” (Giudici 15:14). Non era la grande forza umana di Sansone che vinse, ma la sovrumana forza che Dio gli diede.
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Perché Sansone usò la mascella di un asino? Quella era a dir poco un’arma insolita. Sicuramente Sansone sapeva che la buona riuscita di quell’impresa dipendeva da Geova, non dall’arma che avrebbe usato. Quindi quell’uomo fedele usò ciò che aveva a disposizione per fare la volontà di Geova. Sansone disse: “Con la mascella dell'asino, li ho ben macellati! Con la mascella dell'asino, ho colpito mille uomini!”. Quand'ebbe finito di parlare, gettò via la mascella; per questo, quel luogo fu chiamato Ramat-Lechi.
Dopo la grande impresa con la mascella, Sansone ebbe gran sete. Allora cosa fece? Invece di contare su sé stesso per trovare acqua, chiese aiuto a Geova. Geova rispose alla richiesta d’aiuto di Sansone provvedendo miracolosamente una sorgente d’acqua. Dio spaccò la roccia concava che è a Lechi e ne scaturì acqua. Sansone bevve, il suo spirito si rianimò ed egli riprese vita. A quanto pare anni dopo, quando il profeta Samuele fu ispirato a scrivere il libro di Giudici, quella sorgente esisteva ancora.
Sansone era imperfetto come noi, quindi a volte prese decisioni sbagliate. Una decisione in particolare ebbe conseguenze tragiche, perché Sansone la prese senza tener conto dell’incarico che Dio gli aveva dato. Lui si innamorò di una donna della Valle di Sorec di nome Dalila (Giudici 16:4). Dalila accettò di tradire Sansone in cambio di una grossa somma di denaro da parte dei filistei. Continuò a fargli pressione finché Sansone, sfinito dalla sua insistenza, le rivelò il suo segreto: se i suoi capelli fossero stati tagliati, avrebbe perso la sua forza straordinaria.
Così Dalila aspettò che si addormentasse e poi gli fece radere i capelli. Sansone perse la sua grande forza perché, come dice la Bibbia, “Geova lo aveva lasciato”. Fu catturato e accecato dai filistei e fu portato in prigione a Gaza, la città di cui in passato aveva umiliato gli abitanti. Lì fu messo a lavorare alla macina come uno schiavo. I filistei esultavano perché il loro nemico, una volta potente, ora era uno schiavo.
Sansone non si arrese. Cercò un’opportunità per portare a termine l’incarico che Dio gli aveva dato di combattere i filistei. Sansone implorò Geova: “Permettimi di vendicarmi sui filistei”. Il vero Dio rispose alla supplica di Sansone e gli ridiede una forza straordinaria. Sansone, pentito, chiese a Geova di ridargli la forza che aveva prima: “Ti prego, ricordati di me. O Dio, dammi forza questa volta sola”. Quindi si appoggiò alle colonne che sorreggevano l’edificio e le fece crollare, seppellendo sé stesso e migliaia di Filistei. Questa fu l’ultima impresa di Sansone.
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Quando leggiamo questi brani, possiamo rimanere delusi, perplessi o scioccati dalla violenza e dalle contraddizioni della vita di Sansone. Eppure tre volte lo Spirito Santo investe Sansone per fare tutto questo (Giudici 14:6, 19; 15:14); cioè, non solo Dio era con lui ma Dio lo faceva attraverso Sansone. Dobbiamo leggere questi brani non come il racconto di Sansone il delinquente, ma come il racconto di Dio il liberatore. Il programma di Dio è chiaro: Sansone comincerà a liberare Israele dalle mani dei Filistei. Dio può eseguire il suo proposito sovrano attraverso il caos, il male e le difficoltà della vita.
Sansone era servito da Geova nonostante i suoi errori; sebbene avesse preso decisioni sbagliate, Geova non lo considerò una causa persa. Secoli dopo la morte di Sansone, Geova ispirò l’apostolo Paolo a includere il nome di Sansone in un elenco di uomini dalla fede straordinaria (Ebrei 11:32-34). L’esempio di Sansone può incoraggiarci: lui confidò in Geova anche in circostanze difficili e Geova lo usò per compiere il suo proposito.
La figura di Sansone è stata ripresa più volte dalla letteratura e dalle arti: dal poema drammatico Samson Agonistes di John Milton, all’oratorio di Händel, all’opera Samson et Dalila di Saint-Saëns. Tra i più antichi cicli narrativi di Sansone sono gli affreschi nelle catacombe della via Latina a Roma e i mosaici della basilica di Mopsuestia in Siria. Le rappresentazioni artistiche hanno spesso trattato episodi come il combattimento con il leone, la vendetta con la mascella d’asino e l’incontro con Dalila.
| Evento | Descrizione | Riferimento biblico |
|---|---|---|
| Nascita e consacrazione nazireo | Nato miracolosamente; voto nazireo, capelli lunghi | Giudici 13 |
| Squarcia il leone | Senza arma, per intervento divino | Giudici 14:5-6 |
| Uccide 30 uomini ad Ascalon | Rivalsa durante le nozze e relative vicende | Giudici 14:19 |
| Mascella d'asino: 1.000 filistei | Spezzate le funi, usa la mascella come arma | Giudici 15:14-16 |
| Errori con Dalila | Rivelato il segreto, capelli tagliati, cattura | Giudici 16 |
| Ultima preghiera e morte | Ricupera forza, abbatte il tempio di Dagon, muore | Giudici 16:28-30 |
Questa sintesi mostra come una vita umana complessa e contraddittoria sia stata strumento della provvidenza divina. Sansone non poteva vedere più, ma poteva sentire gli insulti e gli scherni di tutti i filistei che gli stavano intorno. Sapendo di aver sbagliato, si rivolse a Geova nel pentimento e nell’umiltà, e ottenne una forza finale per adempiere il compito affidatogli.
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